TEMPI DURI PER IL DURO

E’ tempo di bilanci per il nostro frumento duro, ora che la raccolta è pressochè terminata. Al sud le coltivazioni hanno subito una prolungata siccità primaverile, che ha fortemente condizionato le produzioni. In Sicilia si parla di rese ridotte di oltre la metà; situazione analoga in Puglia, soprattutto nell’area di Foggia, con perdite produttive intorno al 25%. E’ andata meglio al centro-nord. Nelle Marche in particolare il raccolto 2024 di duro viene definito come il migliore degli ultimi anni, sia sulla pesa, con valori di 7-8 tonnellate ad ettaro, che in laboratorio, grazie a pesi specifici (tra 83 e 89 kg/hl) e tenori proteici (oltre 14%) molto elevati. Insomma, quantità e qualità. Quest’ultima non è male anche al sud, pur se su livelli inferiori. Purtroppo i mali del frumento duro non finiscono qui.

Inevitabile aumentare l’importazione

Nel complesso, la produzione nazionale scenderà probabilmente sotto i 3,5 milioni di tonnellate, record negativo da 10 anni a questa parte. Infatti la superficie italiana a frumento duro si è ridotta di oltre il 10% rispetto al 2023, in particolare nelle regioni meridionali, ove si coltiva più dell’80% di questa specie. Anche nell’Unione Europea la produzione di frumento duro è in calo da tre anni. Gli 8 milioni di tonnellate del 2022 sono scesi a 7 l’anno successivo e nel 2024 sono stimati 6 milioni e mezzo di prodotto. Consumi ed esportazioni sono rimasti stabili nel periodo, con l’import che invece ha fatto registrare un raddoppio. Nonostante questi dati, gli stock finali della EU in 3 anni sono calati del 75%. Una cifra clamorosa e che si potrebbe ritenere portatrice di un segnale rialzista, ma non è così. Infatti bisogna ragionare in ottica globale, e l’IGC-International Grain Council stima gli stock mondiali in aumento del 12%, grazie alle positive previsioni di raccolta in USA (+24% su 2023), Canada (+40%), i maggiori esportatori con il Messico, oltre che in Kazahstan e Turchia. Anche in questi Paesi gli stock finali hanno un segno nettamente in crescita, intorno al 10%. Resta una forte incognita la Russia, le cui importazioni di grano duro dal 1 luglio sono gravate di un dazio pari a 148 euro a tonnellata.

Questa situazione non può che indurre attualmente a valutazioni non positive sulla tendenza dei mercati a breve termine. Rispetto agli oltre 50 euro a tonnellata delle Borse nazionali a inizio luglio 2022, l’anno seguente nello stesso periodo il prezzo era sceso a circa 44 euro e quest’anno registra valori di poco superiori a 34 euro. I timori che l’offerta estera possa rivelarsi piuttosto aggressiva stanno giocando un ruolo deprimente sul mercato nazionale, ma anche sulla piazza di Parigi. La conseguenza sarà probabilmente un’ulteriore contrazione di superficie, soprattutto al sud.

Professionalità e filiera per rilanciare il settore

I mali del nostro frumento duro sono noti da anni e si possono riassumere così: insoddisfaciente reddività per i produttori, soprattutto al sud, dovuta a produzioni basse e alla forte concorrenza estera. Che strumenti abbiamo a disposizione? Innanzitutto la scienza e la tecnologia, a partire dal miglioramento genetico. Occorre avvalersi delle varietà più recenti e più adatte per i diversi areali e per le varie situazioni; tra quelle oggi più utilizzate figurano varietà iscritte ormai da decenni, sicuramente di valore storico ma tecnicamente superate. Poi è indispensabile che gli agricoltori si avvalgano dei migliori mezzi tecnici a disposizione, dal seme certificato (circa la metà del seme è “fatto in casa” e in Sicilia si arriva all’80%, senza garanzie di germinabilità, purezza, identità, sanità e concia professionale), ai fertilizzanti e fitofarmaci da utilizzare nel modo più opportuno. Insomma, serve alta professionalità per superare pratiche e materiali obsoleti.

Non solo: è più che mai necessaria un’organizzazione di filiera che garantisca ai produttori un’equa remunerazione e all’industria un’approvvigionamento di merce di qualità. Negli anni scorsi gli attori del sistema produttivo, dagli agricoltori, ai sementieri, ai commercianti, fino all’industria alimentare, con l’appoggio del mondo politico, hanno lavorato allo stesso tavolo al progetto Protocollo Grano Duro-Pasta, coordinato dall’Università della Tuscia. Si erano raggiunte e condivise intese importanti in materia di disciplinari produttivi, parametri di qualità e contratti tipo. Ora questa innovativa struttura è ferma per mancanza di fondi e probabilmente di volontà politica. E’ necessario che le parti interessate si impegnino a riprendere con il massimo impegno questa iniziativa, per rilanciare finalmente il settore.

15/07/2024

Franco Brazzabeni