SUOLO, IL GRANDE MALATO

Parlando di ambiente, di solito si guarda verso il cielo, preoccupati per l’aria che si respira. Dovremmo prendere l’abitudine anche di abbassare lo sguardo verso terra. Sì, perchè la funzione e lo stato del suolo sono ignoti ai più, mentre si tratta di argomenti di primaria importanza e attualità. E la salute dei terreni è preoccupante.

Per cominciare, è il substrato su cui si sviluppano le piante, coltivate (il 95% di esse) e non, quindi tutto l’insieme definito come biodiversità vegetale e gli organismi animali che su essa vivono. Di conseguenza, il suolo è il fornitore di nutrienti e acqua alle piante e alle coltivazioni, ricoprendo così un ruolo fondamentale e pressochè insostituibile. Non solo: nei terreni l’acqua viene naturalmente drenata e regimata, prevenendo il dissesto idrogeologico. Poi c’è l’azione di stoccaggio del carbonio organico, prevalente addirittura su quella di atmosfera e biosfera. Quindi il suolo è responsabile di una serie di azioni essenziali per la produzione di alimenti e l’equilibrio degli ecosistemi. Non ultimo, è una risorsa non solo indispensabile, ma anche limitata, pertanto preziosa, dato che la sua formazione richiede tempi lunghissimi.

Una salute preoccupante

Secondo i dati presentati nel rapporto del 2023 “Il suolo italiano ai tempi della crisi climatica”, a cura di Re Soil Foundation, sono molti gli indici del suo stato di salute da considerare. Innanzitutto la perdita di superficie coltivabile, pari nel mondo al 28% del totale negli ultimi 25 anni, con un danno economico stimato in 400 miliardi di dollari per la produzione agricola persa. Le cause sono l’urbanizzazione, la costruzione di strade, l’inserimento di zone attrezzate. Quindi un duro colpo alla sicurezza alimentare dei Paesi e un motivo in più per le migrazioni. Il suolo “superstite” è insidiato da più parti. L’erosione, innanzitutto, causata dalle piogge (soprattutto quelle estreme), dal vento e dalle inevitabili pratiche agricole. Un quarto del territorio italiano, in particolare nelle aree collinari, è esposto a questo rischio. Un fenomeno grave e antico è la perdita di carbonio organico dal terreno, dovuta alle lavorazioni, che provocano ossidazione e perdita nell’atmosfera; i suoli poveri di carbonio sono il 20% del totale e inevitabilmente hanno una fertilità ridotta. Un altro serio problema è la contaminazione da vari elementi chimici, a volte derivati dall’agricoltura stessa, più spesso da fattori esterni, come la polluzione industriale, quando non da azioni altamente criminose come l’interramento di sostanze tossiche che andrebbero altrimenti smaltite. Non ultimi gli effetti del clima, come citato nel titolo del rapporto, in particolare le alte temperature e la siccità, che portano a fenomeni di desertificazione e di risalita del cuneo salino, vedi quanto successo lo scorso anno nel Po. Ne emerge il quadro di un’agricoltura molto più inquinata che inquinante, contrariamente al pensiero di molti.

Agronomi, forestali e agricoltori sentinelle del suolo

I rimedi? Ci sono e bisogna applicarli senza perdite di tempo. Alla base devono esserci le analisi del terreno, ancora poco utilizzate, per stabilire un indice di qualità del suolo, sulla base dei principali indicatori. Le varie tecniche di agricoltura rigenerativa sono da più parti raccomandate. Minime lavorazioni, uso di colture da copertura tra una coltivazione e l’altra, rotazioni agronomicamente “intelligenti” vanno considerate, compatibilmente con le primarie esigenze produttive, in un contesto di agricoltura integrata. L’agroforestazione, ancora allo studio, può rappresentare un altro interessante strumento. Infine, nelle aziende agricole non ci si può esimere da una corretta regimazione idrica, con appropriate tecniche irrigue e sistemazioni idrauliche. Appare evidente che due figure emergono come attori in questa gestione. Da una parte i dottori agronomi e forestali, gli unici tecnici laureati con preparazione adeguata e competenze approfondite nelle materie in questione. Dall’altra gli agricoltori, sempre più guardiani del territorio e coinvolti, oltre che nel tradizionale compito della produzione, anche in quello della tutela ambientale.

Anche la Commissione Europea si muove, con il progetto della certificazione dei suoli. Si tratta di un’attestazione, inizialmente volontaria, che garantirà la salute dei terreni, in particolare la capacità di stoccare il carbonio, e quindi il loro valore di mercato.

18/02/2024                                                                                                            Franco Brazzabeni