Per tutti i mercati, finanziari o agricoli, il toro (bull market) indica una tendenza rialzista, mentre l’orso (bear market) significa un andamento negativo. Quest’ultimo è quello che sembra caratterizzare attualmente le quotazioni, almeno a breve/medio termine. Da qualche tempo i mercati delle materie prime alimentari, frumento mais e soia principalmente, sono depressi, con valori stabilmente su bassi livelli.
Se questo eccita il settore zootecnico, con i produttori di mangimi che possono acquistare a prezzi vantaggiosi, sul fronte dei produttori regna l’incertezza. Cosa seminare nella prossima campagna primaverile? Anche se i prezzi dei fertilizzanti sono previsti in calo nel 2026, quelli attuali (e futuri?) delle commodities spengono gli entusiasmi.

Offerta abbondante
L’economista americano Dan Basse, una sorta di guru del settore agro-sementiero, in un suo recente intervento al congresso ASTA di Orlando ha chiaramente esposto le sue previsioni a medio termine. In sintesi, il settore dovrà fronteggiare un mercato caratterizzato da abbondanza, pressione, politica. Già, l’abbondanza. Il Report WASDE-World Agricultural Supply and Demand Estimates di febbraio descrive un’offerta vivace di frumento, mais e semi oleosi, generalmente in crescita rispetto agli anni precedenti.
Per il mais la proiezione indica un calo degli stock a livello mondiale, ma bisogna tener conto di una stima della produzione USA a livelli record. Questo dato, da solo, è un segnale ribassista. Anche la Cina dovrebbe fornire un raccolto in crescita, il che va ad aumentare la pressione sui prezzi.
Per la soia si prevede una produzione abbondante in sud America, specialmente in Brasile dove si aspetta un nuovo record, clima permettendo. Un altro fattore che condiziona i mercati è l’export USA verso la Cina. Quest’ultima, già dalla prima presidenza Trump, ha eletto il Brasile come esportatore privilegiato, con calo delle vendite USA. Questo fa parte di un piano cinese e dei Paesi BRICS teso a indebolire l’economia statunitense e realizzare nuovi assetti politici e commerciali. Il disgelo recentemente promosso da Trump potrebbe ottenere una proroga di un anno dell’attuale accordo commerciale con Pechino, dando respiro all’agricoltura USA e ai prezzi. Resta il fatto che le scorte mondiali di soia dovrebbero crescere e questo causerebbe un contenimento delle quotazioni.
Il frumento vive una situazione simile. Le produzioni in Argentina e Russia sono viste in aumento, anche se in quest’ultima area persistono rischi di danni da freddo. La disponibilità di prodotto sarà comunque ampia, visto che in alcune regioni dell’Australia si segnalano rese record.
Uno sguardo al frumento duro. L’abbondanza di offerta sta tenendo i prezzi in tensione da mesi. La conseguenza è una riduzione della superficie seminata in Europa meridionale nello scorso autunno, complici le precipitazioni a seguito della tempesta Leonardo. Anche le previsioni di semine primaverili in USA sono al ribasso. Livelli confortevoli di offerta, attesa di buone produzioni in nord Africa e condizioni colturali favorevoli in EU portano ad escludere rialzi importanti a breve termine.
Futuro incerto
Stante la situazione attuale, non si vedono soluzioni facili all’orizzonte. L’impressione è che gli agricoltori siano soli davanti alle loro scelte. Lo sguardo ai mercati è necessario, ma scegliere cosa seminare esclusivamente in base ai prezzi attuali rischia di portare a decisioni poco funzionali. Nessuno oggi è in grado di prevedere quali quotazioni avranno le grandi colture fra 8-10 mesi. Troppe le variabili in gioco, e troppo determinanti: il clima, innanzitutto, poi le situazioni geopolitiche come guerre commerciali e militari e possibili accordi tra le parti. Che influenza potranno svolgere i dazi USA, l’accordo con Mercosur e con l’India, il conflitto russo-ucraino?
Occorre pertanto ragionare da imprenditori, cercando di ridurre i rischi. Quindi mantenere rotazioni equilibrate, valutare con grande attenzione i costi di produzione, dall’uso dell’acqua ai fertilizzanti e alle restrizioni in arrivo sul loro impiego, all’energia, senza dimenticare la situazione del mercato interno EU e i tassi di cambio. La svalutazione del dollaro può ulteriormente abbassare i prezzi. Un aiuto potrà arrivare dalle nuove tecnologie: il miglioramento vegetale (in attesa delle TEA), le nuove soluzioni agronomiche di tecniche integrata, compresa l’agricoltura 4.0.
16/02/2026
Franco Brazzabeni
Foto: fonte pixabay.com
