Era il 2022 quando in Pianura Padana fu lanciato il grido d’allarme: “Siamo di fronte alla a una grave crisi idrica, con conseguenze pesanti soprattutto su insediamenti civili ed agricoli e bacini idroelettrici.”. La peggiore siccità degli ultimi 70 anni provocò danni pesanti all’agricoltura. Il riso perse una quota rilevante della sua superficie; la produzione di frumento subì un calo del 30%, anche a causa delle scarse precipitazioni invernali e primaverili; mais e soia in parte non furono irrigate; anche le foraggere furono danneggiate. Per non parlare del comparto ortofrutticolo.
A complicare le cose, in alcune aree del Veneto meridionale si dovette fronteggiare la risalita del cuneo salino. A causa del basso livello di Adige e Po furono trovate presenze significative di sale anche a distanza dal mare, con danni alle colture e alla produzione zootecnica e impossibilità di irrigare.
2026, ci risiamo
Il mondo agricolo sta nuovamente lanciando una serie di allarmi per la siccità. Dopo un inverno e una primavera freschi e piovosi, l’inizio dell’estate ha registrato, a tutt’oggi, tre ondate di calore africano, con punte di temperatura vicino ai 40 gradi e un mese con piogge scarse. Risultato: la portata del Po a Pontelagoscuro, nei pressi di Ferrara, registra in questi giorni una diminuzione dell’80% rispetto alla media storica del periodo. I cambiamenti climatici in atto non interessano solo temperature e piovosità in pianura, ma anche il ciclo idrologico alpino, riducendo le nevicate e la permanenza della neve in quota, compromettendo fortemente il contributo idrico estivo. Anche le falde stentano a ricaricarsi. Dopo un buon raccolto di frumento e orzo, ecco la conta dei danni per le altre colture. Gli allarmi rimbalzano dal Piemonte, dove si cerca di salvare le coltivazioni di riso in un’annata già di per sé molto complicata per motivi di mercato, alla Lombardia, al Veneto. Qui si cerca di difendere le produzioni grazie agli ammodernamenti degli impianti irrigui compiuti negli ultimi anni, in buona parte a carico degli agricoltori.
Intanto la produzione di mais potrebbe calare fino al 50%. Le coltivazioni in Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna sono rilevate in deficit di crescita. I bovini stanno rallentando la produzione di latte a causa del calore. C’è preoccupazione anche per le colture orticole di pregio.

Le possibili soluzioni
Nel 2022 il PNRR-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevedeva uno stanziamento di 4,38 miliardi di euro per infrastrutture primarie, come invasi e laghi artificiali, utilizzo di acqua per l’agricoltura, acquedotti e depuratori. Il sito del Ministero delle Infrastrutture riporta la realizzazione di 124 interventi su tutto il territorio nazionale per il potenziamento di invasi e sistemi di approvvigionamento destinati a uso potabile, irriguo e misto. Un risultato positivo ma certamente non definitivo.
Serve muoversi anche a livello politico e organizzativo. Per questo viene invocata da più parti una gestione organica delle acque del Po. Non più ogni regione per sé, ma, come proposto da ANBI-Associazione Nazionale dei Consorzi irrigui, la convocazione di una cabina di regia, cosa che in effetti ha avuto luogo all’inizio di luglio. Si è discusso di un pacchetto di 253 opere. Altrettanto importante, i Consorzi di bonifica assumono la regia strategica della transizione climatica, puntando su una gestione integrata.
L’Italia è un Paese di grandi contrasti, come confermato dalla recente presentazione, a cura di ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, della Carta Idrogeologica d’Italia. La mappatura rivela un patrimonio nascosto di dimensioni eccezionali: un migliaio di grandi sorgenti con una portata complessiva di 2,7 miliardi di metri cubi d’acqua potabile all’anno, pari all’ 80% dell’acqua sorgiva utilizzata per fini civili nel Paese. 60 mila pozzi, 241 sorgenti termominerali e oltre 60 punti di sorgenti sottomarine e costiere, oltre a fontanili presenti nella Pianura Padana. Mentre i fiumi soffrono, il sottosuolo italiano è ricchissimo di acqua potabile quasi ovunque, con una disponibilità diffusa e un patrimonio immenso di risorse idriche sotterranee.
20/07/2026
Franco Brazzabeni
