SEME, TEMPO DI CAMBIAMENTI – PRM E DINTORNI

La EU ha deciso: dotare il mondo sementiero di una nuova legge, aggiornata ai tempi. Non ha ancora stabilito definitivamente il “come”. La discussione è in atto dal 3 febbraio, quando si è aperto il trilogo sulla nuova normativa europea relativa al materiale riproduttivo vegetale, sulla base di una posizione del Consiglio concordata nel dicembre 2025, che a sua volta ha recepito una proposta della Commissione risalente al luglio 2023. Gli obiettivi di fondo sono tutelare la biodiversità, garantire la sicurezza alimentare e migliorare la tracciabilità, con il seme al centro dell’attenzione. Le opinioni su come procedere sono diverse e in alcuni casi contrastanti.

La nuova normativa sul PRM-Plant Reproductive Material, o materiale da riproduzione vegetale, intende riprendere e soprattutto aggiornare e modernizzare leggi risalenti agli anni 60 e successive modifiche. In totale una decina di direttive da armonizzare e unificare in un unico testo, all’insegna di una maggiore sostenibilità, della digitalizzazione e della riduzione degli oneri amministrativi. Tra gli aspetti chiave rientra una registrazione più rigorosa e adattata al clima per i semi commerciali, consentendo al contempo esenzioni per materiale riproduttivo forestale, piante ornamentali, PRM esportati verso paesi terzi, varietà locali tradizionali. Vari articoli, tra cui il materiale biologico eterogeneo e quello utilizzato per prove ufficiali e scopi scientifici, non saranno rientrano nella nuova normativa.

Un progetto ambizioso

Gli obiettivi da raggiungere, qui sotto sintetizzati, sono vari e riguardano molti aspetti dell’attività sementiera.

Ottenere un insieme di regole valide in tutti i paesi dell’Unione, uniformando l’implentazione e garantendo le stesse condizioni per tutti, riducendo nel contempo i carichi amministrativi. Apparentemente una semplificazione operativa, certo necessaria.

Supportare il progresso scientifico e tecnologico, rendendo possibile l’uso delle moderne tecniche biomolecolari e di breeding, non previste nella vecchia legislazione. Questo è un punto essenziale, dove si legge l’auspicata apertura alle nuove tecnologie di miglioramento genetico. Come conseguenza, garantire la disponibilità di materiale genetico di alta qualità, in linea con le esigenze dell’agricoltura attuale, in particolare per quanto riguarda i fattori avversi biotici e abiotici. Sono stati compiuti notevoli passi avanti negli ultimi tempi, ma l’approvazione definitiva è ancora ostacolata da alcuni settori, come il biologico e gli ambientalisti.

Garantire la sicurezza alimentare, salvaguardando le risorse genetiche e proteggendo la biodiversità, con attenzione alle varietà da conservazione e per l’agricoltura biologica. Un altro tema caldo, che potrebbe portare a conflitti di interessi e a complicazioni operative, in contrasto con la filosofia semplificatrice della nuova regolamentazione.

Fonte: pixabay.com

Conferme e cambiamenti

I due assi portanti della legislazione attuale, la registrazione delle varietà nei registri nazionali ed europeo e la certificazione delle sementi, resteranno invariati. Si cercherà di snellire e rendere meno laboriosa e burocratica l’operatività. Novità sono previste per le norme sulle deroghe per le sementi ad uso non professionale e per gli scambi di sementi tra agricoltori, da rivedere dopo 5 anni.

Da un lato la proposta della Commissione UE parte da intenzioni lodevoli ed è basata su concetti sicuramente condivisibili (come l’armonizzazione delle precedenti normative) e presenta possibili miglioramenti per l’operatività, quale l’accreditamento dei soggetti interessati e la semplificazione. D’altra parte le deroghe introdotte stanno suscitando non pochi allarmi e perplessità tra i sementieri. Per esempio, la possibilità di scambio di sementi tra agricoltori o il riconoscimento di materiale eterogeneo non limitato al settore biologico, o ancora la registrazione delle varietà da conservazione. Il fatto che tali contesti in pratica restino fuori dalla nuova regolamentazione, o siano passati ad un regime semplificato, espone al rischio di aggirare le norme e aprire spazi a possibili illegalità. Il settore sementiero ha sempre operato con la massima attenzione sul controllo e sull’idenficazione del materiale riproduttivo, a garanzia e tutela degli agricoltori e di tutta la filiera. Inoltre, alcuni pilastri della nuova normativa, ad esempio la tracciabilità degli alimenti o della salute delle piante, sono pressochè impossibili da ottenere senza partire da un materiale certificato e controllato, che si tratti di semi o altro.

Il punto critico della nascente normativa è il tentativo di far convivere nello stesso testo interessi di ampio respiro come l’agricoltura professionale e la sicurezza alimentare con alcuni particolarismi di nicchia. I primi devono muoversi su una corsia preferenziale, data la loro importanza sociale ed economica, senza per questo trascurare le esigenze e le aspettative di tipo ambientalista e particolarista e senza, nello stesso tempo, che queste prevalgano sulle prime. Tali aspetti possono risultare in conflitto tra loro, con il rischio di danneggiare realtà operative che investono milioni di euro nella ricerca e nell’organizzazione commerciale. Alla fine, il danno ricadrebbe su tutta la filiera produttiva, agricoltori in primis.

13/03/2026

Franco Brazzabeni