RIPRISTINO DELLA NATURA: OPPORTUNITA’ O RISCHIO?

La legge sul ripristino della natura (Nature Restoration Law) è stata approvata lo scorso agosto dal Parlamento Europeo, con una maggioranza non ampia. Presentata dalla Commissione Europea, ha lo scopo di ripristinare entro il 2030 almeno il 20% degli ambienti naturali degradati a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e di altri fattori. L’azione dovrà continuare con obiettivi crescenti fino al 2050.

Un impegno gravoso, con interventi previsti in varie direzioni. Tra gli altri, foreste, zone umide, fiumi e laghi, con precedenza alle zone del programma Natura 2000, relativo agli habitat naturali e alle specie di flora e fauna minacciate o rare a livello comunitario. In pratica, la legge prevede il ripristino di 25.000 km. di fiumi a scorrimento libero e di ambienti marini e forestali danneggiati (che sarebbero l’80% del totale), l’aumento di spazi verdi e di impollinatori, la riduzione dell’uso di fitofarmaci e la piantumazione di 3 miliardi di alberi, da qui al 2030. Negli intenti, un’operazione ad ampio raggio e tutt’altro che simbolica. Ora i Paesi UE dovranno redigere dei Piani nazionali di ripristino della natura, da rivedere almeno ogni dieci anni. Gli interventi dovranno riguardare l’aumento di pratiche benefiche per i terreni, la silvicoltura, la rotazione e la differenziazione colturale, l’agricoltura integrata e la ripresa dell’avifauna.

Il coinvolgimento dell’agricoltura

Di fronte a un impegno così importante a favore dell’ambiente, la prima reazione non può che essere di ammirazione. Chi non vorrebbe vivere un habitat sano e integro? Però, accanto a questo sentimento, negli addetti ai lavori sorge immediata una domanda: quale sarà l’impatto economico di questa serie di interventi, in particolare nel settore primario? Quest’ultimo da sempre opera inserito nell’ambiente naturale; ogni azione ha una ricaduta sull’altro. Le due entità, agricoltura e ambiente, devono convivere in modo sostenibile, senza che l’una danneggi l’altro, o ne sia ostacolata a sua volta. In effetti, il rischio che l’attività di produzione alimentare sia danneggiata da restrizioni ecologiste c’è, ora come nel recente passato. Infatti la prima stesura della legge prevedeva, all’articolo 9, che il 10% della superficie produttiva fosse destinato ad altri scopi. Fortunatamente la pronta reazione del mondo agricolo ha ottenuto la cancellazione di una norma decisamente rischiosa, sia per la sicurezza alimentare che per i redditi dei produttori e i prezzi degli alimentari. Altro limite previsto è la possibilità di rinviare gli obiettivi qualora si verifichino condizioni di emergenza nell’arco di un anno, come l’aumento del 10% dei prezzi agricoli o il calo del 5% delle produzioni.

Nel frattempo, pochi giorni fa la Commissione Europea ha proposto una modifica di alcuni regolamenti base della Pac, per semplificare e alleggerire gli impegni ambientali a carico degli agricoltori.

Discussione ancora aperta

Nonostante queste marce indietro, frutto anche delle recenti proteste degli agricoltori in vari Paesi, le Organizzazioni professionali e lo stesso ministro manifestano forti preoccupazioni. Le critiche riguardano la possibile ricaduta sul mondo agricolo e su tutto il sistema alimentare. Si teme comunque un possibile calo della produzione e un aumento dell’import di materie prime; la mancata previsione di fondi aggiuntivi per il raggiungimento degli obiettivi; l’intensificazione di burocrazia e oneri vari a carico degli agricoltori. Di fatto, il voto conclusivo sul regolamento è stato rimandato a data da destinarsi.

Il difetto di base di questa legge sembra essere, ancora una volta, la contrapposizione tra ambiente e agricoltura, con penalizzazione di quest’ultima, quindi, alla fine, per tutti i consumatori. La sicurezza alimentare non può e non deve passare in secondo piano e il ruolo degli agricoltori dev’essere visto come indispensabile anche nella tutela ambientale. In questo senso va il disegno di legge, recentemente approvato dal Senato, che intende riconoscere il ruolo sociale dell’imprenditore agricolo e la sua funzione in tutela del paesaggio e dell’ambiente.

24/03/2024

Franco Brazzabeni