PASTA “DI PRECISIONE” DALL’AGRICOLTURA SMART

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Anche un settore di grande tradizione come quello della pasta non può non essere toccato dalle opportunità innovative che arrivano dalla cosiddetta agricoltura smart: un mix di coltivazione di precisione, supporti digitali, scelte varietali in linea con le tendenze del mercato, aventi lo scopo di fornire produzioni remunerative con impatto sostenibile, come richiesto dai consumatori europei.
Se n’è parlato in occasione di Field Day, organizzato presso l’azienda Miana Serraglia di Gambarare (VE) nell’ambito del Progetto Ager, cui collaborano le Università di Padova, Firenze, Teramo e Parma. L’obiettivo, nel caso specifico, è la messa a punto di un sistema per l’ottimizzazione della concimazione azotata del frumento duro, pratica fondamentale per le rese quali-quantitative di questa coltura.
Alla base del modello vi è la mappatura del terreno da coltivare: utilizzando droni e sensori montati su macchine, si eseguono rilievi topografici e pedologici che vanno inseriti in un sistema informatico, insieme ai dati relativi alla varietà da seminare, agli apporti di mezzi tecnici (acqua, fertilizzante, fitofarmaci) comunemente usati, alle previsioni meteorologiche e alle relative simulazioni. Tutti questi elementi sono incrociati e formano un modello colturale che genera mappe di prescrizione dell’apporto azotato, personalizzate per ogni singola parte omogenea degli appezzamenti (fino ad un minimo di alcuni metri quadrati) in termini di tempistica e quantità, in modo da massimizzare le rese, minimizzare gli sprechi e l’impatto ambientale della coltura.
Le informazioni sono caricate su un cloud a cui accede il display posto sulla trattrice, che trasmette i comandi allo spandiconcime.
Non è finita, perché altri tipi di sensori montati all’interno della mietitrebbiatrice possono permettere una mappatura produttiva dell’appezzamento ed effettuare una raccolta differenziata della granella, in base al contenuto proteico. In Germania succede già nel grano tenero, che viene raccolto in cassoni separati sulla macchina. Questi ultimi dati permettono così una raccolta di precisione e conseguentemente una produzione di pasta “di precisione”, ma sono molto interessanti anche per misurare l’efficienza di assorbimento dell’azoto nelle diverse zone di terreno. Il sistema può essere utilizzato per altre produzioni (per esempio l’insilato di mais o di altri cereali) o, con opportuni adattamenti, per operazioni colturali come l’irrigazione o alcuni tipi di diserbo.

I risultati? Sono stati misurati attraverso prove di comparazione effettuate nelle provincie di Venezia e Teramo. I riscontri forniti sono sicuramente positivi: sia la produzione di granella che la percentuale di proteine presente nella stessa hanno fornito differenze non significative nel confronto tra la concimazione azotata tradizionale (150 kg. per ettaro) e la concimazione variabile (VRA) risultante dalle citate mappe di prescrizione (100 kg. per ettaro), con evidenti vantaggi economici ed ambientali, al netto dell’investimento iniziale per hardware e software.
Considerazione finale: perché l’agricoltura di precisione + digitale, pur risultando vantaggiosa ha coinvolto sinora solo un 1% degli agricoltori, dopo parecchi anni di discussione? Scarsa capacità di aprirsi all’innovazione da parte degli agricoltori (e dei terzisti)? Inefficace comunicazione e promozione da parte dei fornitori di mezzi e tecniche?
Forse entrambe le cose, ma vista la situazione generale è chiaro che è arrivato il momento per tutta la filiera di fare un deciso salto di qualità ed entrare nel XXI secolo!

 

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