PARLIAMO DI ACQUA (E DI SPRECHI)

Da sempre l’acqua è uno dei fattori limitanti più significativi per le produzioni agricole. Recentemente sembra essere diventata IL fattore limitante.

Negli USA il 60% della produzione agricola viene dalle aree irrigate, che costituiscono soltanto il 20% della superficie totale coltivata. In Italia, secondo i dati diffusi dall’A.n.b.i.- Associazione nazionale delle bonifiche e irrigazioni, la superficie irrigua è di 3,3 milioni di ettari, pari al 25% della SAU utilizzata, e da questa deriva l’80% del nostro agroalimentare. In particolare, sono irrigati il mais, il riso, varie colture orticole e frutticole, i prati per alimentazione animale.

Il cambiamento del clima in atto non ha diminuito in linea di massima la piovosità annuale, ma sta cambiando la distribuzione delle precipitazioni nel corso dell’anno. L’andamento climatico di fine 2019 e inizio 2020 è emblematico: piogge autunnali molto intense, tali da impedire le semine dei cereali fino ai primi di dicembre; da quel momento, siccità record quasi ovunque fino a maggio inoltrato; quindi ancora piovosità insolitamente frequente per il mese di giugno.

E’ poi bastata una settimana senza piogge importanti per mettere ancora in crisi la portata di fiumi e laghi, da cui dipende la soddisfazione delle esigenze idriche del nostro Paese. Da qui è partito un grido d’allarme da parte dell’A.n.b.i., che chiede la realizzazione di interventi strutturali per migliorare la gestione dell’acqua e ridurre gli sprechi. In effetti si stima che a livello europeo vada perso tra il 20 e il 40% della risorsa prelevata.

L’obiettivo a medio termine è migliorare l’efficienza idrica del 40%, grazie a sistemi irrigui più efficienti, migliore gestione dell’acque e coltivazione di varietà resilienti con tecniche sostenibili.

USDA-United States Department of Agriculture sta studiando la possibilità di riutilizzare le acque reflue cittadine, opportunamente trattate, per usi agricoli. L’uso di acqua “di scarto” per irrigazione non è una novità, di per sé. La differenza è che nel passato l’acqua veniva fatta riposare e poi diluita con acqua pulita prima dell’utilizzo, mentre ora l’idea è l’uso diretto di acque reflue municipali.

Gli obiettivi di questa ricerca sono: 1) acquisire dati e conoscenze sull’uso nel medio-lungo periodo di acque reflue trattate per irrigazione; 2) analizzare i processi che coinvolgono i patogeni, gli eventuali residui di stupefacenti, ormoni, medicinali e i nutrienti presenti in queste acque; 3) fissare linee guida per la loro gestione e il loro uso sicuro in agricoltura.

Queste informazioni saranno fornite da una serie di esperimenti in pieno campo, serra e laboratorio. Ciò permetterà di valutare i potenziali rischi legati all’uso di acque reflue trattate e stabilire disciplinari per un uso in sicurezza. 

Un’altra sfida per l’agricoltura di questo secolo.