NUOVA PAC, UN APPROCCIO DIFFICILE

Lo scorso 16 luglio è stata presentata ufficialmente la bozza della nuova PAC-Politica Agricola Comune per il quinquennio 2028-2034. Risultato, al momento: contestazioni, tensioni, bocciature da parte delle istituzioni interessate. Anche il mondo politico, vedi il governo italiano, ha espresso parere sfavorevole e annuncia battaglia.

La PAC dell’Unione Europea è operativa dal 1962, gestita e finanziata dalle risorse del bilancio dell’UE. Formalmente può essere definita un “partenariato tra l’agricoltura e la società e tra l’Europa e i suoi agricoltori”. Tra gli scopi c’e’ il sostegno agli imprenditori agricoli, fornendo loro un tenore di vita “ragionevole” e il miglioramento della produttività, per garantire un approvvigionamento stabile di alimenti a prezzi accessibili; il contrasto ai cambiamenti climatici e la gestione sostenibile delle risorse; il mantenimento del paesaggio rurale; l’occupazione in agricoltura e nel settore agroalimentare.

Le nuove proposte

A fronte di un bilancio EU in aumento a 2000 miliardi per il prossimo settennato, la PAC propone un taglio del 20% delle risorse per l’agricoltura. In pratica si passa da 386 a 300 miliardi.  Sono previste riduzioni progressive al sostegno al reddito, con le grandi aziende maggiormente penalizzate. Già l’inflazione negli ultimi anni, arrivata al 9%, ha impoverito il bilancio. Il sostegno ricevuto dagli agricoltori ha pagato gli aumenti di mezzi tecnici, fertilizzanti ed energia su tutto. Il secondo nodo cruciale è rappresentato dall’introduzione del Fondo unico, con l’obiettivo di semplificare e razionalizzare la gestione delle risorse. In pratica, si accorperebbero i finanziamenti PAC con altri fondi, con il rischio di perdere chiarezza ed efficienza. Altri cambiamenti riguardano la condizionalità ambientale, che passa agli stati membri, la soppressione dei titoli individuali e degli eco-schemi, che confluiranno nei sostegni agroambientali, orientati alla resilienza climatica e idrica. Vi sono anche note positive: il sostegno accoppiato ad alcune coltivazioni aumenterà dall’attuale 13% al 20%; il regime per i piccoli agricoltori viene potenziato ed è prevista una esenzione dei controlli per le aziende fino a 10 ettari di superficie ammissibile.

Le prime reazioni

Il mondo politico e sindacale ha reagito in modo univoco, contestando fortemente la proposta. Il Parlamento europeo l’ha definita senza mezzi termini un tradimento, ovvero la fine della PAC che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni: non più una politica comune, ma 27 gestioni nazionali. Gli agricoltori non hanno perso tempo e una delegazione ha già manifestato a Bruxelles. Le principali organizzazioni si sono espresse negativamente, paventando la perdita di centralità del comparto agricolo, in un momento in cui sarebbe invece opportuno investire nel settore. In effetti il documento Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione, presentato lo scorso febbraio dalla Commissione europea, parlava dell’agricoltura come di un “settore fondamentale per l’economia” e “strategico per la UE”. Bellissimi intenti clamorosamente smentiti dalla recente proposta. Anche i Verdi e il settore del biologico sono fortemente critici, temendo una caduta di attenzione sui rischi ambientali. La Commissione difende il nuovo indirizzo e parla di un’evoluzione verso un sistema più snello, più semplice, con meno burocrazia. Per il momento nessuno è convinto da queste parole. Il voto è previsto a settembre e già si prefigura come una svolta epocale.

La PAC come l’abbiamo conosciuta ha ancora un senso? Se consideriamo che la UE è il più grande esportatore di prodotti alimentari a livello mondiale, con un fatturato di 210 miliardi di euro e un saldo positivo di 60, la risposta sembrerebbe sì. Se è vero che il reddito attuale degli agricoltori è inferiore di circa il 40 % rispetto al reddito non agricolo, la risposta sarebbe ancora sì. Se aggiungiamo che, secondo un recente sondaggio, il 94% dei cittadini europei concorda sull’importanza della sovranità alimentare, ecco il terzo probabile sì. In altri termini: gli obiettivi iniziali della PAC, esposti in premessa, conservano tuttora la loro validità e attualità.

21/07/2025

Franco Brazzabeni