LOTTA AGLI SPECHI ALIMENTARI: SI PUO’ (E SI DEVE).

Le scelte e le azioni per ottenere un pianeta più pulito non passano soltanto sui tavoli dei governi nazionali e delle grandi organizzazioni come FAO e Nazioni Unite, ma ogni singolo cittadino può (e deve) dare il suo contributo. Se i primi hanno la responsabilità di programmare e raggiungere i grandi obiettivi come la sicurezza alimentare per tutti, l’aumento della sostenibilità delle produzioni, la riduzione delle emissioni di gas serra, tutti noi possiamo contribuire in misura tutt’altro che trascurabile e in modo abbastanza semplice e facile, al comune obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari. Non si tratta di limitarsi ad una operazione di buona economia domestica (una volta era una materia insegnata nelle scuole), ma di assumere un vero e proprio stile di vita con ricadute virtuose su economia (privata e pubblica), ambiente e benessere comune.

 Una perdita enorme di cibo

Secondo i dati forniti nel 2019 da UNEP-United Nations Environment Program, i rifiuti alimentari prodotti nel mondo da industria, commercio e famiglie arrivano all’incredibile cifre di 931 milioni di tonnellate, vale a dire il 17% del cibo prodotto e disponibile. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le famiglie sono responsabili delle maggiori perdite, oltre il 60% del totale, e i dati sono simili al variare della fascia di reddito. Tecnicamente si misura un indice delle perdite alimentari, che si verificano durante il processo di produzione, e un indice di spreco alimentare durante la distribuzione e il consumo.

In sostanza, quasi un quinto degli alimenti disponibili per l’alimentazione non viene utilizzato per questo fine, ma viene perso o scartato per varie cause: disorganizzazione aziendale, carenze nella conservazione, cattiva gestione del frigorifero di casa. Una situazione così rilevante ha come ricaduta la necessità di produrre di più per compensare le perdite e questo ha effetti pesanti in almeno tre direzioni: la sicurezza alimentare, già gravemente compromessa dagli effetti del Covid-19 e i rallentamenti e limitazioni al commercio che ne sono derivate; l’inquinamento ambientale, per la sottrazione di aree naturali da destinare all’agricoltura, causa di emissioni di gas serra e cambiamenti climatici; la riduzione della biodiversità, diretta conseguenza di quanto appena descritto. A parte questi aspetti macro, anche l’economia familiare ne risente. Negli USA la perdita media annua per famiglia è stimata in 1.500 dollari, in Italia 450 euro, più naturalmente i costi per lo smaltimento, per un totale vicino ai 10 miliardi, quasi il valore di una finanziaria. Ce lo possiamo permettere?

Fonte: adriaeco.eu

Le strategie in atto

Il Target 12.3 dell’Agenda delle Nazioni Unite si propone di “Dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari e ridurre le perdite di cibo nella produzione” entro il 2030. Di fatto, molti Stati dispongono di dati ancora insufficienti in materia e di conseguenza ritardano a mettere in atto politiche a contrasto degli sprechi. L’Europa, secondo il Rapporto UNEP, è l’area che possiede le maggiori informazioni sull’argomento. In effetti la strategia Farm to Fork dedica un capitolo all’intensificazione della lotta agli spechi alimentari ed entro il 2023 la Commissione proporrà obiettivi giuridicamente vincolanti per ridurre gli sprechi alimentari in tutta l’UE. Vedremo.

Nel frattempo meritano attenzione varie iniziative, come quelle che operano il recupero e la distribuzione delle derrate alimentari rimaste invendute ma ancora utilizzabili, come Last Minute Market o quelle promosse da alcuni Comuni. Qualche risultato concreto lo si vede: nel 2020 sono state risparmiate oltre 200.000 tonnellate di alimenti, il che significa una riduzione dello spreco pari a oltre 11% rispetto al 2019, con un risparmio a livello nazionale nazionale di 376 milioni. La tendenza positiva si sta confermando nei primi mesi del 2021.

Franco Brazzabeni