L’INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA PROCEDE? SI, MA…

“L’agricoltura deve innovarsi…”, “C’è bisogno di innovazione in campagna…”. Dichiarazioni come queste sono sempre frequenti sui media del settore, a buon motivo. La necessità di produrre di più, ma in modo più sostenibile (leggi: con meno mezzi), le anomalie climatiche, i prezzi bassi delle commodities, la geopolitica che scompiglia ulteriormente le carte, vedi gli aumenti dei fertilizzanti dei giorni scorsi, sono fattori che impattano fortemente sulle produzioni agroalimentari. Un lavoro affascinante, ma difficile e rischioso, quello dell’agricoltore. Oggi quasi impossibile da pensare senza un uso esteso di scienza e tecnica. Le TEA, per esempio, ancora in rampa di lancio, sia pure dopo i recenti passi in avanti, per le eccezioni che l’Unione Europea deve ancora discutere. Le tecniche di Agricoltura 4.0, un insieme di strumenti che integrano l’informatica alle pratiche tradizionali. Ancora, l’agricoltura rigenerativa e conservativa, che prevedono innovativi interventi di recupero della fertilità con uno sguardo al passato. Le soluzioni non mancano, ma vengono applicate? E in che misura? Alcuni studi recenti forniscono risposte, per la verità abbastanza contrastanti.

La crescita dell’Agricoltura 4.0

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia, nel 2025 il mercato italiano dell’agricoltura 4.0 è cresciuto del 9%, raggiungendo un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro. La spesa riguarda principalmente il software, ma in leggero aumento si segnalano anche gli acquisti di macchine e strumenti di telemetria. Oltre il 40% delle aziende agricole italiane è dotata di almeno una soluzione smart, anche se la superficie digitalizzata è limitata al 10%. Un dato positivo consiste nella conferma dell’uso di questi mezzi da un anno all’altro, segno di una soddisfazione nel loro utilizzo. Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, l’uso di strumenti che la utilizzano è presente nell’8% delle aziende agricole e nel 18% di quelle agroalimentari.

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L’innovazione segna il passo

Un dato contrastante è quello che riguarda lo sviluppo dell’innovazione in senso lato nel settore agricolo. Un’indagine ISTAT ha rilevato che tra il 2019 e il 2024 solo il 12% delle aziende agricole italiane ha dichiarato la realizzazione di interventi volti a innovare tecniche produttive e metodi di gestione. Si investe molto di più al nord (20% o più) che al sud (6%) e nelle aziende con grandi superfici (il 34% di quelle oltre 50 ettari). Il fattore limitante non è l’efficacia degli interventi: la maggior parte delle aziende giudica positivamente i benefici dell’innovazione. L’obiettivo principale è ottimizzare la produzione. Al nord si punta anche a migliorare la gestione dei mezzi di produzione. Al sud la priorità è la gestione delle risorse idriche e la riduzione dei costi operativi. Molti interventi sono stati autofinanziati dagli imprenditori, ma il 40% di essi ha dichiarato di aver coperto gli investimenti grazie alla Politica Agricola Comune. A livello nazionale, più della metà delle aziende innovatrici ha ritenuto necessario potenziare le competenze tecniche della propria forza lavoro, investendo in formazione.

I tre quarti delle aziende sondate praticano ancora le lavorazioni tradizionali. Ancora poche realtà (il 14%) si sono convertite a tecniche conservative e hanno utilizzato impianti per produrre energia da fonti rinnovabili per autoconsumo (il 5%). Al contrario, oltre la metà utilizza pratiche connesse all’agricoltura circolare, con l’utilizzo di tecnologie per riciclare sottoprodotti (es. compostaggio, biogas) per rigenerare il suolo, migliorando la biodiversità, la resilienza ambientale e l’efficienza economica dell’azienda agricola.

Ne viene fuori un’agricoltura a due velocità: al nord e nelle grandi aziende si investe in innovazione, con una ricaduta positiva in temini economici e ambientali, mentre altrove si resta indietro. Visto che l’innovazione funziona, cioè soddisfa chi investe per attuarla, è chiaro che bisogna lavorare su due fronti: da un lato elevare il livello di preparazione degli agricoltori con la formazione, dall’altro offrire agli stessi incentivi di tipo economico, per interventi mirati.

08/04/2026

Franco Brazzabeni