Dopo un lungo iter, il Parlamento europeo ha (finalmente) approvato il regolamento sulle TEA-Tecniche di Evoluzione Assistita, in tutto il mondo conosciute come NGTs-New Genetic Techniques. Un passaggio di grande importanza per il sistema agroalimentare europeo, quindi per tutta la società.
Il termine TEA comprende una serie di tecniche di miglioramento genetico, basate sulla mutagenesi, quindi su mutazioni simili a quelle che da sempre avvengono spontaneamente in natura. Si tratta, in estrema sintesi, di ricercare e inserire, nel patrimonio genetico delle piante coltivate, caratteri di resistenza ad avversità ambientali, quali patologie o carenza d’acqua o alte temperature, valori nutritivi, e molto altro. Tali caratteri derivano da piante appartenenti alla stessa specie o ad una specie strettamente correlata. Il risultato è un aumento della produzione, della sanità e qualità della pianta, oltre che una maggiore sostenibilità della coltivazione. Quindi niente a che vedere con gli OGM, basati sulla transgenesi, cioè incroci tra specie diverse. In pratica, si aumenta massivamente la probabilità che avvengano mutazioni desiderate, accelerando di molto i meccanismi naturali. Alla fine, un prodotto vegetale derivante da una mutagenesi è del tutto indistinguibile da quelli derivanti dal miglioramento genetico classico, quello per intenderci utilizzato dal secolo scorso. Per questo motivo non ci sarà l’obbligo di etichettare gli alimenti e i mangimi derivati dalle piante ottenute con le nuove tecniche.

Un lungo iter
Di TEA si comincia a parlare a cavallo degli anni 2000. La Direttiva del 2001 è fortemente limitativa riguardo la sperimentazione e coltivazione di piante OGM, che di fatto restano bloccate. Fanno eccezione la Spagna, dove il mais OGM è coltivato da un paio di decenni, e alcune zone dell’est Europa. Inizialmente, tali norme sono adottate dalla EU anche per le TEA, come confermato da una sentenza della Corte di Giustizia del 2018. Negli anni successivi, il mondo accademico e della ricerca, il settore sementiero, le organizzazioni professionali degli agricoltori e gran parte della filiera agroalimentare, esercitano con crescente convinzione una forte spinta a modificare la normativa del 2001, ritenuta inadeguata per le nuove tecniche. Nello stesso tempo si assiste al formarsi, a livello politico, di una coscienza che riconosce nella sovranità alimentare un valore primario e assoluto, anche alla luce di avvenimenti come il Covid-19, i cambiamenti climatici, le tensioni geopolitiche, ovvero quanto può minacciare la sicurezza alimentare.
Così, nel mese di dicembre 2025, Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea raggiungono a un’intesa politica storica, con il riconoscimento formale della distinzione tra NGT/TEA e gli OGM tradizionali. In particolare, la categoria NGT-1, che riguarda le piante equiparabili alle convenzionali, è deregolamentata, mentre la categoria NGT-2, propria di piante che subiscono variazioni più complesse, mantiene norme più severe, incluse l’obbligatorietà di etichettatura e tracciabilità.
I prossimi passi
Nel mondo le TEA/NGTs sono già una realtà. Negli USA è stato ottenuto un ibrido di mais con elevata resistenza agli insetti e tolleranza agli erbicidi. Altri risultati importanti sono una varietà di frumento a ridotto indice di glutine, o patate, banane e arance tolleranti varie patologie, o mais resistente alla siccità. In Giappone è commercializzato il “pomodoro GABA” che agisce sulla pressione sanguigna.
In Europa ci vorranno ancora circa due anni per permettere alla Commissione di definire i decreti attuativi, le linee guida e il codice di condotta necessari per la commercializzazione. Poi dovranno essere fissate norme riguardanti la brevettabilità delle varietà ottenute con questi metodi. Università, Istituti e società sementiere dovranno attrezzare le rispettive strutture di ricerca alle nuove metodologie. Ottimisticamente, le prime varietà TEA europee saranno in commercio tra una decina d’anni. Il fatto interessante è che non solo le multinazionali, ma anche le strutture pubbliche e private di media grandezza potranno produrre questi materiali. Nel frattempo, l’Italia è partita per prima con progetti di ricerca su riso, mais, vite, pomodoro, basati sulle TEA.
L’uso delle TEA rimane vietato per il settore biologico, che d’altra parte si è sempre dichiarato contrario alla loro approvazione. Un atteggiamento che suscita sorpresa e perplessità, dato che proprio le TEA potrebbero garantire un futuro alle produzioni bio, attualmente in flessione, con la possibilità di utilizzare piante coltivabili con uso ridotto o nullo della chimica.
29 giugno 2026
Franco Brazzabeni
