L’AGROALIMENTARE CRESCE E SI CONFRONTA CON I DAZI

Il settore agroalimentare italiano cresce, per i dazi si vedrà. Potrebbe essere il riassunto della situazione attuale. Molto semplificato, come tutti i riassunti, quindi doverosamente il tema merita un approfondimento. Di certo le ultime settimane sono state dominate da titoli e dichiarazioni allarmanti, ispirate dalle molto discutibili, e discusse, iniziative commerciali partite dalla Casa Bianca. Le Borse hanno fibrillato, sono state registrate oscillazioni paurose dei listini, molti miliardi sono stati bruciati, poi in parte recuperati con forti rimbalzi. La situazione è aleatoria. Le commodities agricole finora hanno sostanzialmente tenuto, influenzate più dalle dinamiche di mercato (produzioni previste, consumi, scorte), che dai venti di guerra commerciali.

Se è vero che i rapporti con gli USA preoccupano, è altrettanto vero che i recenti dati del commercio internazionale offrono molti spunti positivi.

Congiuntura positiva dell’agroalimentare

Secondo il rapporto ISMEA recentemente pubblicato, nel corso del 2024 l’economia mondiale è stata contrassegnata da una generale stabilità, con calo dell’inflazione e una buona ripresa degli scambi commerciali. Anche le stime dell’OCSE sono ottimistiche: prevista una crescita del PIL mondiale pari a 3,3% e una conferma della tendenza al rallentamento dell’inflazione, sia quest’anno che nel 2026. Nonostante questi dati, non mancano elementi degni di attenzione, dai conflitti in varie zone, soprattutto in area Mar Nero e Medio Oriente, alle incertezze legate ai prezzi del petrolio e alle forniture di gas russo.

In Italia, l’agroalimentare nel 2024 ha segnato un aumento (+1,8%) della produzione vegetale e zootecnica, in particolare per ortaggi, frutta fresca e vino. A fronte di un calo dei costi di produzione (-3,7%), i prezzi dei prodotti agricoli sono aumentati dello 0,9% rispetto al 2023, con conseguente incremento dei redditi. L’export di alimenti e bevande ha registrato +7,5% sul 2023, vicino alla cifra record di 70 miliardi di euro. Con le importazioni in calo di 7,2%, la nostra bilancia commerciale agroalimentare ha realizzato un attivo di oltre 1 miliardo di euro. Grazie al calo dell’inflazione, si è confermata la tendenza di crescita della spesa alimentare, anche se in rallentamento rispetto al 2023.

La minaccia dei dazi

In un contesto di deglobalizzazione diffuso già da alcuni anni, le scelte di Trump in materia economica rischiano di rimescolare ulteriormente il quadro globale, per quanto riguarda alleanze ed equilibri. E’ chiaro che gli USA vogliono imporre le loro regole, soprattutto alla Cina, ma anche al resto del mondo, EU compresa, incentivando le produzioni al loro interno. Da qui l’imposizione di dazi su vari prodotti. Per alimentari e vino le aziende americane che vogliono vendere le merci italiane dovranno pagare al fisco USA una tassa del 20 per cento. Anzi no (forse): pochi giorni dopo questo annuncio, un parziale dietrofront. I dazi sono sospesi per 90 giorni, in attesa di una trattativa. Resta comunque la tariffa base del 10%. I produttori italiani sono molto preoccupati per le loro specialità, dai formaggi al vino, dal sidro all’olio di oliva. In effetti il 12% delle nostre esportazioni agroalimentari è diretto agli USA, con una crescita del 158% negli ultimi 10 anni. E’ vero che questi prodotti sul mercato statunitense sono per lo più posizionati in una fascia di prezzo medio-alta, quindi gli aumenti potrebbero essere, almeno in parte, assorbiti senza grossi traumi da consumatori facoltosi.

Resta il fatto che la minaccia esiste ed è grave. Al contrario della Cina, che ha risposto con contro-dazi molto pesanti, il nostro governo e, sembra, la EU, hanno scelto la via del dialogo e della trattativa. Il primo ministro Giorgia Meloni è volato ad incontrare Trump, con il risultato di un impegno ad incontrarsi presto a Roma per discutere la materia. Vedremo. Intanto si cercano anche nuove alleanze e nuovi mercati per differenziare e allargare l’offerta delle nostre specialità.

28/04/2025

Franco Brazzabeni