ECCELLENZE POLESANE: INTERVISTA IMMAGINARIA A OTTAVIO MUNERATI

Tra le varie eccellenze raccontate in questa serie di articoli mancava un personaggio speciale, un polesano che rappresenta una punta di diamante di questa terra. Si tratta di Ottavio Munerati, agronomo e scienziato eccellente, celebrato di recente con un convegno presso l’Istituto agrario che porta il suo nome, nel 150° anniversario della nascita. Sono venuti a ricordarlo Ilaria Alberti, direttrice del CREA di Rovigo; Alberto Lipparini, segretario di Assosementi; Chiara De Lucchi, key account manager bietola di KWS; Luigi Maccaferri, presidente di COPROB; lo scrivente a nome dell’ordine agronomi e forestali di Rovigo; Massimo Pezzuolo, presidente del collegio dei periti agrari. Il preside Francesco Lazzarini ha accolto i numerosi presenti e il senatore Bartolomeo Amidei ha chiuso i lavori, con un ampio excursus sull’agricoltura italiana.

Vorrei parlare di Ottavio Munerati attraverso un’intervista che mi sarebbe piaciuto proporgli, immaginando le sue risposte.

Dott. Munerati, com’è iniziato il suo straordinario curriculum?   Ho frequentato la Scuola superiore di agricoltura di Portici, all’epoca una delle migliori. Nel 1896, a 21 anni, mi sono laureato. All’inizio, come quasi tutti i giovani, non avevo le idee ben chiare su quello che avrei fatto. Così ho cominciato scrivendo su alcune riviste: il Giornale di agricoltura e L’Italia agricola. Successivamente ho diretto la Rivista agraria polesana.

Come si è avviato il suo percorso di tecnico agricolo?   Nel 1899, quando fui chiamato alla cattedra di agricoltura di Rovigo. Era un’istituzione importante, grazie alla quale si cominciò a portare la scienza nei campi, soprattutto nelle piccole aziende, applicando le conoscenze agronomiche più avanzate alla pratica giornaliera. Tra l’altro, Rovigo fu la seconda provincia in Italia a dotarsi di questo strumento.

Nel 1912 ci fu la svolta decisiva della sua carriera.  Sì, fui il fondatore della Regia Stazione sperimentale di bieticoltura, uno dei primi istituti di ricerca italiani specializzati in questa coltura. In effetti, pochi anni prima avevo esordito in questo settore con la pubblicazione de La coltivazione della bietola zuccherifera, che per decenni fu un riferimento per i bieticoltori. Nel 1920 diedi alle stampe il mio secondo libro: Osservazioni e ricerche sulla barbabietola da zucchero, considerata la mia opera più importante.

Lei può essere considerato il padre della moderna bieticoltura.  Capii che questo settore poteva avere un grande sviluppo, in Italia e in molti altri paesi, sia da un punto di vista agronomico che industriale, ma prima di tutto c’era necessità di rendere la coltura competitiva ed efficiente. Così lavorai su alcuni temi fondamentali, come la resistenza alla Cercospora, una temibile patologia fungina. La ottenni incrociando alcune varietà con una specie spontanea, la Beta maritima, diffusa nel territorio del Delta. Poi mi dedicai al problema della prefioritura e ad un’altra patologia causata da un virus, la rizomania. Grazie ai miei studi, più tardi si ottennero varietà tolleranti.

Non è stato soltanto un grande scienziato, ma anche un manager che ha innovato il settore saccarifero.  Ho cercato di avere una visione a 360 gradi e ho capito che, oltre alle problematiche legate alla coltivazione, ve n’erano altre di tipo organizzativo. Ad esempio, il prodotto era pagato “a peso”, per cui si puntava solo alla quantità. Io introdussi il pagamento “a titolo”, con grandi vantaggi per tutta la filiera. Inoltre diedi l’avvio a un riordino del mercato italiano del seme di barbabietola, facendo approvare un regolamento che stabilì regole severe di produzione e selezione, tuttora vigenti. Oggi in Italia si produce circa il 60% del seme mondiale di barbabietola.

Un’ultima domanda: cosa ne pensa dello stato attuale del settore bieticolo-saccarifero nazionale? Vorrei dire “no comment”, ma mi limito a constatare come un settore fiorente e produttore di ricchezza per tutti sia stato in gran parte smontato e svenduto per seguire altri interessi.

08/10/2025

Franco Brazzabeni