La produzione di cibo, la sua disponibilità, la logistica e quella che viene chiamata sovranità alimentare sono sempre più al centro delle grandi strategie globali. Non solo nei Paesi del terzo mondo, dove la mancanza di cibo può scatenare rivolte e mettere in pericolo la stabilità di uno Stato. Accadeva ai tempi del Manzoni, che nel Promessi sposi descrive la rivolta del pane avvenuta a Milano nel 1628; accade ai tempi nostri, in Tunisia, Sudan, Egitto, ove l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, aggravato da disoccupazione, corruzione e regimi autoritari, ha prodotto negli ultimi 40 anni varie sommosse popolari.
Anche le economie emergenti, note anche sotto il raggruppamento BRICS, hanno la sovranità alimentare in cima alle rispettive agende. Perfino gli Stati più industrializzati si stanno accorgendo che l’approvvigionamento di cibo non è un fatto scontato come si poteva ritenere fino a poco tempo fa. L’emergenza Covid e gli sconvolgimenti provocati alla logistica e ai costi relativi, le perdite di produzione dovute alle anomalie climatiche e alla disponibilità di acqua, la pressione fitopatologica, le tensioni geopolitiche, stanno inducendo anche la EU e gli USA a ripensare l’importanza del ruolo dell’agricoltura. Oggi e nel medio-lungo periodo.
Non è un caso che l’ONU nella propria Agenda 2030 abbia inserito “Sconfiggere la fame” nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, assegnando una priorità ai Sistemi alimentari: produzione, nutrizione, spreco alimentare, sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile.
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Fonte: https://unric.org/it/agenda-2030
La nuova strategia della Cina
Secondo un recente studio pubblicato da Sistemiq, una società di consulenza a livello globale, la Cina ha l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle importazioni agricole e aumentare la sovranità alimentare. Non è una novità, ma una conferma importante. Ormai il governo cinese ha deciso di assegnare alla sicurezza alimentare la stessa importanza di settori come energia e finanza. In Cina vivono poco meno di 1,5 miliardi di persone, ma la superficie agricola, pari a quasi 130 milioni di ettari, e le risorse idriche non sono sufficienti. Per questo motivo, da alcuni anni aziende statali e private cinesi stanno acquisendo o affittando milioni di ettari in Africa, Asia centrale e sud America, per coltivare soia, mais e altri prodotti destinati al proprio mercato. Più recentemente, la Cina sta pianificando il settore agroalimentare in modo fortemente innovativo, con investimenti che potrebbero portare a una vera rivoluzione commerciale e industriale.
La prima finalità è ridurre le importazioni di soia destinata ai mangimi zootecnici. Le chiavi saranno l’aumento della produzione interna e una conversione verso le proteine alternative: carne vegetale e sintetica. Entro una ventina d’anni l’import di soia da USA e sud America potrebbe ridursi del 25% e l’export cinese di pollame, latticini e pesce aumenterebbe considerevolmente. Le conseguenze possibili? Calo dei prezzi mondiali di soia e carne, nonché del valore dei terreni agricoli e dell’occupazione nel settore. Insomma, il cibo come leva geopolitica strategica.
L’Occidente alle prese con Hormuz
Per USA ed EU il grande ostacolo con cui l’agroalimentare si sta misurando da alcune settimane è rappresentato dalla crisi di Hormuz, o meglio dal forte aumento che ne è conseguito per i costi dell’energia e dei fertilizzanti. L’incremento dei costi di produzione sta alzando la quotazione delle commodities, quindi dei mangimi e, in ultima analisi, dei prodotti lattiero-caseari e delle carni. Stessa sorte per il frumento e le farine, con aumenti anche per i prodotti da forno, pane in primis. Risultato: secondo Rabobank, l’inflazione alimentare negli Stati Uniti potrebbe raggiungere il 6% nella seconda metà del 2026 e nel 2027. Questo dato trova una sostanziale conferma nell’indice FAO dei prezzi alimentari, che a maggio 2026 si è attestato a +2,9% in più rispetto a un anno fa. Un carrello della spesa più costoso a causa delle recenti tensioni geopolitiche, dopo i rincari del 2025.
L’Unione Europea, accantonati certi eccessi ambientalisti previsti nel Green Deal, sta virando verso politiche a protezione della sovranità alimentare. Il Consiglio Agricoltura e Pesca di fine maggio ha discusso misure urgenti per sostenere oltre 10 milioni di agricoltori che producono cibo per 400 milioni di cittadini. Su pressione di alcuni membri, con l’Italia in prima fila, la Commissione Europea ha approvato un sostegno finanziario eccezionale mirato per gli agricoltori europei pari a circa 400 milioni di euro. Tra le misure previste vi è un pacchetto legislativo, concepito per offrire agli Stati membri una maggiore flessibilità nella gestione dei loro piani strategici della PAC. Infine sono comprese misure volte a ridurre la dipendenza dai concimi sintetici e importati, facilitando lo sviluppo e l’uso di alternative europee, in particolare di concimi organici e a base biologica.
08/06/2026
Franco Brazzabeni
