I vitigni Piwi sono un’importante novità della viticoltura. Originati da incroci classici tra Vitis vinifera e varietà resistenti, questi ibridi sono molto più tolleranti alcune patologie e permettono quindi una coltivazione più sostenibile. Un’ulteriore prova della irrinunciabilità di Scienza e ricerca per il progresso dell’agricoltura e del pianeta.
Oggi il vigneto è una coltivazione ad alta redditività. Puntare a vigneti di qualità (DOC/DOCG) offre attualmente le migliori prospettive di rendimento a lungo termine, sebbene l’investimento iniziale sia elevato. Inoltre, il settore affronta sfide impegnative, come la riduzione dei consumi del vino e le questioni geopolitiche: i dazi imposti dagli USA, l’aumento dei prezzi energetici e delle materie prime. Questi fattori impattano negativamente sui margini. Nonostante questo, la qualità paga, come testimoniato dal valore dei terreni investiti a vite, in continuo aumento, soprattutto nelle zone DOCG. La superficie nazionale sfiora i 700.000 ettari, con una tendenza all’aumento nel nord. Il Veneto è la regione leader. Le oltre 300.000 aziende viticole fatturano 13 miliardi di euro complessivi, con oltre 7 miliardi generati dall’esportazione.
Una coltivazione poco sostenibile
Il vigneto è tradizionalmente una coltivazione molto impegnativa, in termini agronomici ed economici, strettamente legati. La vite necessita di numerosi trattamenti, fino a poco meno di 20 l’anno, soprattutto in pianura, per contenere la presenza di patologie fungine come la peronospora e l’oidio, con un conseguente elevato impatto ambientale ed economico. Recentemente le tecniche di agricoltura integrata (e fattori climatici favorevoli) hanno permesso una leggera riduzione dei trattamenti. Esiste anche una viticoltura biologica, con superficie in aumento, che utilizza comunque prodotti chimici, sia pure non di sintesi, come rame e zolfo. Una svolta arriva dalla genetica, quella tradizionale.

I vitigni Piwi
Piwi è semplicemente l’abbreviazione della parola tedesca PilzWiderstandsfähig, ovvero resistente ai funghi. Si tratta di vitigni ibridi, ottenuti da incroci di varietà di vite europee e americane o asiatiche con affinità genetiche. L’ibridazione, ovvero la fecondazione di diverse specie di vite che hanno affinità genetiche, permette di ottenere nuove varietà con le qualità organolettiche della vite europea e la resistenza ai patogeni delle viti americane, mantenendo oltre il 95 % di patrimonio genetico vinifero. Di conseguenza serve un minore utilizzo di prodotti fitosanitari e meno passaggi di macchinari nel vigneto.
Come si può dedurre dal nome, la ricerca di questi vitigni è partita dalla Germania. In alcuni decenni si è estesa all’Austria, alla Svizzera e all’Ungheria, infine all’Italia. Oggi i vigneti Piwi sono presenti soprattutto nel nord, dal Piemonte alla Lombardia, al nord-est, con 37 varietà iscritte al Registro nazionale, in continuo aumento. Ovviamente i vini ottenuti da questi nuovi vigneti sono diversi da quelli conosciuti. I nomi più diffusi sono i bianchi Solaris (originario dalla Germania) e Bronner, i rossi Regent, Cabernet Carbon e Cabernet Cortis. Ormai sono oltre 300 le etichette in commercio, con molte delle principali cantine impegnate nella produzione. Nonostante la loro natura innovativa, i vitigni Piwi permettono di ottenere vini di ottimo livello, pur essendo il risultato di una ricerca scientifica mirata alla resistenza.
Assodato che i vitigni Piwi consentono una coltivazione più sostenibile dal punto di vista ecologico ed economico e un aumento della biodiversità, in un paese come l’Italia di lunghissima tradizione viticola ed enologica non può mancare una approfondita discussione sulla qualità. La critica che investe i vini Piwi riguarda la natura ibrida, che da un lato non esprimerebbe compiutamente il territorio e le sue caratteristiche, dall’altro non permette di raggiungere la complessità organolettica dei vini tradizionali. In effetti i Piwi non possono ottenere le denominazioni di qualità DOC e DOCG.
E’ un nuovo mercato, ancora limitato a uno 0,6% del totale, ma con potenzialità interessanti e degne di essere considerate.
08/05/2026
Franco Brazzabeni
