I NEMICI DELLE TEA (E DEL PROGRESSO)

Una nuova fase del progresso agricolo si era aperta in questi giorni, nella provincia di Pavia. In effetti l’Italia era il primo Paese europeo ad avviare la sperimentazione in campo di una varietà vegetale di riso ottenuta tramite le TEA, o Tecniche di Evoluzione Assistita. Finalmente la nostra ricerca era tornata all’avanguardia, grazie al lavoro di un gruppo di scienziati del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano.

L’uso del passato si rende necessario perchè, pochi giorni dopo il trapianto, alcune persone si sono introdotti abusivamente nell’azienda, hanno neutralizzato le telecamere di controllo, divelto la rete di protezione e distrutto il piccolo campo sperimentale. Un’azione criminale che ha lasciato l’amaro in bocca a tutti coloro che guardavano con orgoglio e speranza a questa nuova pagina della nostra ricerca.

Un’azione prevedibile

L’azione di questi pseudo terroristi era purtroppo prevedibile. La pubblicità prodotta in buona fede e con comprensibile entusiasmo sull’evento non poteva non richiamare l’attenzione di quella frangia antiscientifica presente anche nel nostro Paese. Qui non ci si è limitati a manifestare un comunque lecito punto di vista, ma si è voluto andare oltre, con un’azione violenta e assolutista.

L’obiettivo della ricerca in atto è realizzare una nuova varietà tollerante il brusone. L’infezione può causare perdite produttive fino al 50% e richiede quindi l’uso di fitofarmaci, con costi economici ed ambientali. La sperimentazione doveva verificare l’effettiva efficacia in campo della modifica genetica, che poteva successivamente essere ripetuta su superfici allargate e in ambienti diversi, sino a rendere la varietà commerciabile e disponibile sul mercato. La costituzione di una varietà così modificata significherebbe quindi vantaggi per l’ambiente e per gli agricoltori, in sostanza per l’intera filiera produttiva e per tutta la comunità.

Il cammino delle TEA

Da subito molti hanno capito che le nuove tecniche genetiche potevano dare un contributo decisivo per affrontare le grandi sfide di questo secolo: assicurare cibo sano alla crescente popolazione mondiale, coltivando in modo resiliente e sostenibile, ma anche economicamente conveniente. Il tutto con un processo che imita la naturale mutagenesi, quindi essenzialmente diverso da quello degli OGM. La procedura è più veloce delle tecniche tradizionali, alla portata economica e tecnica anche di un’istituzione pubblica. Nel 2022 la Commissione Europea ha lanciato una consultazione online sull’opportunità di riformare il quadro regolatorio UE in materia. Il risultato è stato chiaro. Il 79% dei partecipanti ha ritenuto che le odierne norme della legislazione sugli OGM non fossero adeguate alle piante ottenute mediante le TEA.

La regolamentazione europea in materia è ancora in discussione. Dopo il sì a Strasburgo il 7 febbraio scorso, nei giorni scorsi gli Stati membri dell’UE ancora una volta non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla proposta della Commissione per la regolamentazione delle nuove tecniche genomiche. Nonostante gli sforzi delle presidenze spagnola e belga, le differenze sulla brevettabilità delle innovazioni derivate dagli NGT hanno impedito il consenso.

Un’espansione globale

In Europa, e nel resto del mondo le nuove tecniche sono studiate già da anni. Attualmente sono disponibili oltre 230 lavori orientati alla commercializzazione di piante ottenute con le TEA. Più della metà di queste applicazioni è stata sviluppata in Cina e USA. Sono interessate molte specie erbacee ed arboree, perlopiù alimentari ma anche ornamentali. I caratteri migliorati riguardano principalmente la tolleranza a fattori biotici e abiotici (soprattutto patogeni e anomalie climatiche) e la qualità nutritiva, ma anche la tolleranza ad erbicidi e la conservabilità. Teoricamente non esiste un aspetto limitante la produzione che non possa essere modificato e migliorato.

Dal punto di vista legislativo, ormai tutto il mondo accetta le piante ottenute con le TEA, basandosi sul principio che un organismo che non contiene DNA estraneo non può essere considerato un OGM. Solo la EU (e la Nuova Zelanda) deve compiere il grande passo, e ancora una volta è in ritardo.

01/07/2024

Franco Brazzabeni