I DRONI SARANNO L'”OCCHIO” IN PIÙ DEGLI AGRICOLTORI

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Anche in agricoltura il termine “drone” sta diventando familiare. Tecnicamente queste macchine sono chiamate “APR-Aeromobile a Pilotaggio Remoto” o “UAV-Unmanned Aerial Vehicle”, sono sperimentate per scopi militari da un centinaio d’anni, da una ventina sono entrate nell’uso comune, fortunatamente anche per scopi civili.                                                  Ormai l’agricoltura 4.0 letteralmente non può fare a meno dei droni, per tutte le operazioni inerenti la mappatura dei terreni, la fotografia e i rilievi anche per attività di ricerca, interventi fitoiatrici e altro ancora.
Da oggi, o meglio da domani, il drone potrebbe diventare il terzo occhio dell’agricoltore, per controllare in modo rapido e soprattutto completo lo stato di salute delle coltivazioni.
Tutto nasce da un’app messa a punto da un gruppo multidisciplinare (agronomi + ingegneri) della Iowa State University, guidato dalla professoressa Arti Singh. Installata su un comune smartphone, permette di valutare un’eventuale carenza di ferro nella soia, attraverso l’analisi di semplici foto scattate alla coltura con il telefonino. Bello, ma un po’ scomodo, visto che per raccogliere un campione rappresentativo di immagini occorre scattare molte foto, anche nelle parti centrali del campo.
Però l’idea di base è interessante, e partendo da essa i ricercatori hanno pensato di trasferire i dati rilevati da una fotocamera ad algoritmi, in grado di identificare varie condizioni di stress della pianta.
Ecco allora che, nel modello evoluto, le fotografie sono scattate da un drone che può agevolmente sorvolare tutta la coltura in oggetto. Le immagini così ottenute sono poi elaborate da un programma caricato su un pc nel quale è inserito un database con moltissime immagini di soia in coltivazione, sia in condizioni ottimali che sotto stress per presenza di patologie fungine, o batteriche o virali, sia di carenze nutrizionali o tossicità causata da fitofarmaci.
Le informazioni inserite nel programma permettono allo stesso di fornire risposte molto precise sullo stato della coltura, anche prima della comparsa di sintomi evidenti all’occhio umano, permettendo così di intervenire con un prezioso anticipo. In pratica, si “insegna” ad un pc quali sono le possibili condizioni delle piante di soia in varie situazioni e questo, analizzate le immagini scattate dal drone, è in grado di fornire una risposta precisa e tempestiva.
Ovviamente l’utilizzo può essere esteso a molte altre colture.
Il progetto è ancora in fase di sviluppo e non resta che attendere con ragionevole fiducia la pubblicazione dei risultati.

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