I BIOSTIMOLANTI NEL FUTURO DELL’AGRICOLTURA

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Di biostimolanti si parla da tempo: il termine è stato proposto per la prima volta nel 1997 per indicare “sostanze che applicate in quantità limitata promuovono la crescita delle piante”.
Questi prodotti sono stati a lungo una specie di “Cenerentola” dell’agricoltura, se consideriamo che sia l’Unione Europea che gli Stati Uniti non dispongono ancora di una specifica normativa sulla materia.
Eppure quello europeo è il mercato più importante del mondo per i biostimolanti, con circa il 30% del consumo, per il resto distribuito nei vari continenti, dalla Cina, all’Australia, alla Russia, al Nord e Sud America.
Il settore dei biostimolanti nel mondo è cresciuto dai 250 milioni di dollari del 1999 ai 2 miliardi del 2017, con la prospettiva di arrivare a 3 miliardi nel 2021. L’Europa muove un fatturato di 500 milioni di euro all’anno, la metà grazie all’export, con 2000 persone impiegate, mentre in Italia la cifra d’affari è di 40 milioni con una crescita annuale pari al 10%. In effetti il nostro paese si configura come leader a livello globale, con investimenti importanti in ricerca e sviluppo e, a differenza dei colleghi europei, una normativa nazionale che, pur se incompleta, colma almeno in parte il vuoto che caratterizza questo settore.
Il Decreto legislativo 75/2010, poi modificato il 10/07/2013, fa rientrare i biostimolanti nei così detti Prodotti ad Azione Specifica, definiti come sostanze, diverse da concimi e fitofarmaci, che favoriscono o regolano l’assorbimento degli elementi nutritivi o correggono anomalie di tipo fisiologico. Possono essere applicati al seme, alla pianta o al terreno.
Si va dagli estratti di alghe, agli acidi umici, agli idrolizzati vegetali o animali (composti semplici derivati da composti organici), alle micorrize.
A seconda del tipo di prodotto si ottengono vari interessanti benefici, ad esempio il miglioramento di germinazione, crescita, allegagione e resistenza agli stress come siccità, salinità e alte temperature. Altri formulati esercitano un effetto positivo sulla rizogenesi e sull’assorbimento radicale dei nutrienti. Altri ancora influenzano la qualità del prodotto, aumentando le sostanze nutraceutiche in frutta e verdura.
E’ chiaro che queste caratteristiche rendono i biostimolanti mezzi tecnici molto attuali, in considerazione di alcuni obiettivi dell’agricoltura del XXI secolo, come l’aumento della resilienza delle piante e la sostenibilità delle tecniche colturali. Inoltre, un fattore sempre più determinante è la crescente accettazione ed approvazione dei consumatori all’uso di prodotti naturali in agricoltura.
Per questo sia la EU che gli USA hanno finalmente deciso di dotarsi di strumenti legislativi adeguati.
In Europa è in fase di ultimazione un nuovo Regolamento che dovrebbe entrare in vigore nel 2020 e prevede l’apposizione di un marchio CE su concimi, ammendanti, substrati e biostimolanti, finalmente riconosciuti come categoria.
Negli Stati Uniti, dove il settore è comunque più arretrato che nel nostro continente, il Farm Bill del 2018 sancisce la nuova categoria dei biostimolanti ed ora l’obiettivo è formulare entro la fine del 2019 una raccomandazione al Congresso riguardo la regolamentazione del comparto.

 

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