Scienza e informazione: un binomio spesso difficile da armonizzare. Viviamo in un’epoca di “sovraccarico cognitivo” o information overload. Troppe notizie, tramite il web e altri media, rendono difficile focalizzare l’attenzione e soprattutto distinguere quelle serie e affidabili dal mare di spazzatura informatica che invade soprattutto i social. Le cosiddette “bufale” o fake news possono nascere per semplice ignoranza su un dato argomento; in questo caso generano un’informazione parziale o scorretta, sia pure in buona fede. Oppure sono del tutte inventate per manipolare l’opinione pubblica a fini economici o politico/ideologici.
La scienza è spesso una vittima di questa cattiva informazione, anche perchè comunicare argomenti scientifici è oggettivamente difficile. Molto più facile sparare fake news, che purtroppo trovano inevitabilmente seguito. In particolare, quando si parla di agricoltura e di cibo si toccano temi di grande impatto culturale, emotivo, politico e commerciale e la scarsa conoscenza che i cittadini hanno di questo settore apre ampi spazi alla disinformazione. Alle volte, notizie importanti e attendibili vengono semplicemente taciute dai media. E’ quanto si sta verificando per due recenti rapporti riguardanti gli OGM e le produzioni biologiche.
OGM e salute
Sull’argomento si discute ormai da decenni. Uno dei temi portati avanti dagli anti-OGM è la possibile ricaduta negativa sulla salute umana. Ovviamente un argomento di grande impatto sui cittadini. Un gruppo di ricercatori ha pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry i risultati di un lavoro svolto in 7 anni. Due generazioni di macachi sono state alimentate con una dieta a base di mais OGM e confrontate con altrettanti individui nutriti con cibo non OGM. Le scimmie del primo gruppo non hanno presentato alcun effetto negativo nel loro metabolismo e in genere nello stato di salute, risultando del tutto affini al gruppo campione. Quindi, nessuna conseguenza derivata dagli alimenti OGM. E nessuna ampia diffusione della notizia su social, telegiornali, programmi televisivi e quant’altro. Forse una buona notizia dà fastidio a qualcuno, oppure attira meno attenzione?

Biologico e produttività
Il settore biologico è un tema ampiamente sponsorizzato a livello comunicativo e politico. Molte trasmissioni televisive promuovono continuamente le coltivazioni e i cibi bio. Il Green Deal europeo ha posto come obiettivo il raggiungimento del 25% dei terreni coltivati con metodo biologico (oggi siamo a 8%). A Therwil in Svizzera da 47 anni va avanti un interessantissimo confronto tra agricoltura tradizionale e biologica, a cura degli istituti di ricerca Agroscope e FiBL. Su 96 parcelle si coltivano patate, frumento e prati a trifoglio per foraggio. Dopo mezzo secolo, i risultati sono chiari e confermano concetti già noti agli addetti ai lavori: le tecniche bio danno vantaggi all’ambiente, ma offrono produzioni inferiori a quelle tradizionali dal 15 al 30%. Inoltre sono maggiormente variabili. Produrre meno significa aumento dei costi per il cibo, in un momento in cui milioni di famiglie italiane ed europee sono a rischio di povertà alimentare. Dato che i risultati sono prodotti da un Istituto dedicato all’agricoltura biologica, sono quantomai affidabili. Anche in questo caso però, poca o nulla diffusione sui media, forse per non turbare una lobby minoritaria ma sicuramente influente come quella del biologico. Anche qui però, nessun rispetto verso i consumatori che avrebbero tutto il diritto di essere informati in modo oggettivo.
Il settore scientifico un’autocritica la deve fare, chiedendosi perchè i risultati del proprio lavoro sono così difficili da far arrivare ai cittadini. Occorre ripensare il modo di comunicare la scienza, spiegando con semplicità ed efficacia quello che l’interlocutore ha bisogno di sapere. E’ importante farsi capire e stabilire una relazione basata su un’emotività positiva.
04/08/2025
Franco Brazzabeni
