Per molti anni i mercati agricoli mondiali hanno operato in regime di globalizzazione, con scambi internazionali di merci, lavoro e capitale finanziario sempre più intensi. Ora sembra che questo modello debba essere riconsiderato e ripensato.
Si è cominciato a parlare di deglobalizzazione ai tempi del Covid. Dal 2020 si è manifestata la tendenza di alcuni grandi esportatori, dalla Russia al Brasile, ad aumentare la produzione interna per garantire l’autosufficienza alimentare, bloccando provvisoriamente o comunque rallentando il flusso delle merci in uscita. La Cina, maggior acquirente di commodities agricole, da allora ha promosso nuove azioni protezionistiche delle proprie produzioni e ha aumentato gli acquisti di materie prime, arrivando a detenere la maggior parte degli stock mondiali di mais, riso e grano e poco meno della metà di quelli di soia. Oggi la spinta alla deglobalizzazione è confermata e accelerata da precise scelte politiche.
Verso il duopolio
Secondo i più qualificati analisti di mercato (un nome per tutti: Dan Basse, presidente e fondatore di AgResource Company), stiamo andando verso un sistema di duopolio, da un punto di vista sia politico che economico. Il conflitto russo-ucraino ha dato i primi evidenti segnali di un riallineamento degli equilibri mondiali, con inevitabili riflessi sul commercio. L’arrivo ormai imminente di Donald Trump alla presidenza USA, con i già annunciati dazi alle importazioni di merci da Cina, Messico, Canada, EU e altri Paesi, darà un ulteriore forte spinta in questo senso.
Da un lato sono schierati i membri del G7 (USA, Francia, Germania, Italia, Giappone, Canada e Regno Unito), dall’altro il gruppo BRICS, acronimo che riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, in pratica le grandi economie emergenti. Questa compagine dal 1 gennaio 2025 si è allargata a Cuba e vari ulteriori membri, tra cui Thailandia, Bielorussia, Kazakistan e altri. Da un punto di vista economico i due raggruppamenti si equilibrano. Il G7 rappresenta il 30% del GDP-Gross Domestic Product o prodotto interno lordo globale, mentre i BRICS il 32% (in aumento dal 2025). La politica di questi Paesi emergenti è chiara. Da qualche anno, a partire dalla guerra dei dazi ai tempi della prima presidenza Trump, la Cina si avvale di fornitori alternativi agli USA, per esempio il Brasile per la soia. Lo stesso Brasile sta imponendosi come esportatore principale, anche di mais, su vari mercati. Idem la Russia per le vendite di grano. Insomma, l’obiettivo a medio-lungo termine dei Paesi BRICS è quello di ridurre la dipendenza dagli USA. Questi stanno inesorabilmente perdendo la posizione di maggior esportatore mondiale di grano, con effetti pesanti sui redditi degli agricoltori nord americani, in forte calo dopo le impennate dei prezzi ai tempi del Covid.
Anche i costi di produzione sono aumentati e le prospettive sono tutt’altro che rosee. Infatti i Paesi BRICS, soprattutto Cina e Russia, detengono la maggior parte della produzione mondiale di fertilizzanti azotati, fosfatici e soprattutto potassici, di cui molti membri del G7, europei in testa, sono deficitari.

Le anomalie climatiche, una mina vagante
Il clima e i suoi fenomeni estremi continuano a penalizzare gli agricoltori. Anche nel corso del 2024 si sono verificate situazioni contrastanti. Nell’Europa centro-occidentale le piogge sono state abbondanti mentre nel sud, Italia compresa, e nell’est si è registrata una prolungata siccità. Risultato: produzioni e qualità dei cereali sono deficitarie. Il raccolto di grano tenero europeo è ai minimi dell’ultimo decennio, con un calo del 10% rispetto alla precedente campagna. Di conseguenza le esportazioni dalla EU sono in diminuzione, anche a causa di questioni politiche, vedi ad esempio le tensioni tra Francia e Algeria.
Nonostante la minore disponibilità di prodotto, i prezzi delle materie prime restano volatili e calmierati dai raccolti, stimati abbondanti, di mais e soia brasiliani e di frumento argentino e australiano. Le previsioni del Coceral per il 2025 sembrano confermare la tendenza ribassista, con una stima di aumento delle produzioni europee di frumento tenero, orzo e mais.
02/01/2025
Franco Brazzabeni
