Il territorio del Delta del Po, la più vasta zona umida d’Italia e una delle maggiori d’Europa, è un’area di grande fascino paesaggistico. Per la maggior parte è racchiusa e protetta nel Parco Regionale Veneto, dedicata ad un turismo per intenditori e appassionati.
Non solo natura: il Delta è il risultato dell’azione dell’uomo, con grandi opere di bonifica e con un’agricoltura ben integrata in questo ambiente.
Oltre alle grandi colture, vi sono prodotti tipici, come il riso, l’aglio, alcuni ortaggi, tra cui la patata americana, oltre alle vongole, altri mitili e alla pesca.
Vi è però un’eccellenza, o potenzialmente tale, poco conosciuta e ancora da scoprire: i vigneti del Delta. In particolare l’attenzione è rivolta all’azienda agricola Simeoni, gestita da un perito agrario di lunga e qualificata esperienza maturata in questi territori.
5 domande a Pasqualino Simeoni
La viticoltura nel Delta: novità assoluta o esiste una tradizione in zona?
La viticoltura nel Delta del Po non è affatto una novità, casomai è un ritorno di attenzione per una terra fertile e generosa che si è formata e delineata negli attuali confini dopo il taglio di Porto Viro (1604). Nel dopoguerra e fino alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, quasi tutte le proprietà fondiarie avevano in azienda un’area destinata alla coltivazione della vite. Al tempo le varietà che i nostri nonni avevano messo a dimora erano Merlot, Cabernet, Raboso Piave, ma anche Uva d’Oro (Dorona) e Tocai. Venivano vinificate in azienda e per lo più erano destinate al consumo familiare o erano vendute a livello zonale.
Qui a Porto Viro, allora Contarina, dove ha sede la mia azienda, i miei nonni avevano circa 9mila mq di Merlot e Raboso Piave.
Qual è l’ampiezza della viticoltura del Delta?
Nel 2017/2018 io e altri quattro agricoltori abbiamo messo a dimora e abbiamo ottenuto il riconoscimento DOC-Pinot Grigio Delle Venezie su circa 14/15 ettari. I vigneti sono a Porto Viro, Taglio di Po, Ariano nel Polesine. Il metodo di impianto scelto è stata la spalliera (Sylvoz) con un sesto che permette circa 4100 ceppi/ettaro. Da subito ci siamo associati alla Cantina Sociale di Cona (VE), che dista 35 km dalla zona di produzione: in 30/40 minuti dalla vendemmia siamo in cantina con l’uva appena raccolta.

Quali sono le peculiarità della coltivazione della vite in questo ambiente?
Io e miei colleghi siamo coltivatori che operano in regime di agricoltura integrata. Rispettiamo le linee tecniche di coltivazione e difesa che la Regione del Veneto emana e aggiorna costantemente. In questo modo le produzioni (tutte, non solo l’uva) sono conformi a certi standard tecnico/sanitari a vantaggio dei consumatori e nell’assoluto rispetto delle normative esistenti. Per la vite in particolare possiamo contare su una gamma di fitofarmaci che, usati al bisogno e alternando le molecole di principio attivo, consentono di evitare l’insorgenza di “resistenze“ dei patogeni. In qualche anno di attività abbiamo già potuto verificare che la vicinanza al mare dei nostri terreni e le brezze marine permettono minori incidenze delle malattie fungine più importanti: peronospora e oidio in primis. Rispetto ad altre zone di produzione, le nostre viti sono più sane e necessitano di meno trattamenti. Terreni freschi, ricchi di argille e umidi ci permettono di raggiungere le rese previste dal disciplinare di produzione senza irrigare in modo artificiale e con caratteristiche qualitative delle uve del tutto in linea con altre zone di produzione più note.
Che tipo di vino si produce oggi nel Delta?
La varietà messa a dimora nei nuovi vigneti è il Pinot Grigio che è ammesso al disciplinare di produzione del vino Pinot Grigio DOC delle Venezie, di fatto la Denominazione più ampia d’Italia.
Quali sono le prospettive future di questa coltivazione?
Se analizziamo i dati di consumo mondiale del vino, il trend premia i vini bianchi a contenuto alcolico moderato. Pertanto il vino Pinot Grigio nella versione ferma è destinato sicuramente ad incontrare nel medio periodo il favore dei consumatori, anche di nuovi mercati e di zone del mondo che stanno scoprendo questa bevanda. Quindi siamo molto fiduciosi. Non è escluso che si possa arrivare a vinificare in proprio le uve e arrivare cosi al consumatore con un prodotto finito distintivo del nostro territorio. Nel frattempo lasciamo che i nostri giovani impianti maturino qualche anno in più e possano restituire cosi alle uve ed al vino i sentori tipici della varietà ma resi unici dal territorio che ne ospita la coltivazione.
21/04/2025
Franco Brazzabeni
