COLTURE DA COPERTURA, UN’OPPORTUNITA’ DA CONOSCERE

Le colture da copertura, o cover crops, come sono chiamate in tutto il mondo, sono specie vegetali utilizzate appunto per coprire il suolo, con varie e complementari funzioni. Possono servire per limitare l’erosione e il dilavamento dei nutrienti, apportare sostanza organica al terreno, controllare lo sviluppo della flora spontanea, favorire la biodiversità e ospitare gli insetti, fissare l’azoto; ancora, per migliorare la struttura del terreno e favorire il risanamento delle coltivazioni dai patogeni.

Di cover crops si parla da almeno una trentina d’anni, ma, nonostante i vari benefici descritti, non sono mai state adottate in modo sistematico e continuativo. Gli agricoltori per lo più hanno ritenuto questa pratica un “non raccolto”, una spesa senza un ritorno economico diretto. Gli ambientalisti, molto attenti al settore agricolo, non se ne sono mai veramente interessati. Le ditte sementiere non hanno mai affondato il mercato con azioni di marketing degne di nota.

In tempi recenti, con l’avvento dell’agricoltura rigenerativa, prima negli USA e poi in Europa, le specie da copertura hanno cominciato ad essere riconsiderate e ad assumere potenzialmente un ruolo chiave, insieme all’integrazione zootecnica, alla rotazione diversificata, alla riduzione degli input, al miglioramento della biodiversità, all’agro forestazione e al sequestro del carbonio.

Un’opportunità per gli agricoltori

Oggi (e domani) la coltivazione delle cover crops dovrebbe essere considerata non più come una pratica a sé stante, pur utile, com’è avvenuto finora, ma come uno degli strumenti da integrare in un piano di agricoltura rigenerativa, personalizzato a seconda della situazione ambientale ed economica che si affronta. Cioè inserita in un progetto di ricostituzione della fertilità di suoli degradati e impoveriti da pratiche ad alto impatto e da eventi climatici estremi. In questo modo la copertura del suolo può essere vista come un investimento virtuoso per incrementare il reddito agricolo, in una visione di medio termine. Le grandi aziende agricole stanno entrando in questa mentalità, avendo verificato risultati positivi, appunto l’aumento del reddito. Le piccole e medie realtà, alle prese con una profittabilità al limite, fanno molta più fatica ad accettare l’idea di un investimento, vale a dire di un ulteriore costo.

Un aiuto può arrivare dalla PAC. Sono previsti contributi attraverso i Complementi di Sviluppo Rurale (CSR) regionali. La coltura non deve essere finalizzata alla raccolta a reddito e deve rispettare i periodi di permanenza sul terreno stabiliti. Purtroppo solo 7 regioni hanno deciso di adottare questa misura. Una scelta difficile da capire, visto che l’aumento della fertilità dei terreni e la diffusione delle lavorazioni conservative sono due obiettivi prioritari a livello EU. Una dimostrazione che molto c’è ancora da fare anche a livello politico.

Opportunità per gli agricoltori possono arrivare anche da filiere virtuose. Ad esempio la Carta del Mulino, la filiera Barilla per la produzione di biscotti e prodotti da forno, prevede, tra varie pratiche rigenerative, anche la copertura vegetale nei periodi di riposo colturale e la semina di aree fiorite per gli insetti ritenuti utili.

Fonte: Southern England Farms

Un’opportunità per le aziende sementiere

Nell’ottica, e nella speranza, di un concreto sviluppo dell’agricoltura rigenerativa, la ricerca sementiera è chiamata a dare un contributo importante al miglioramento delle cover crops. Al tempo stesso, queste possono rivelarsi un’interessante opportunità commerciale. Le specie in questione appartengono alle leguminose, alle graminacee e alle brassicacee, anche in miscuglio per un’azione sinergica. Gli obiettivi della ricerca dovranno tener conto di un aumento dell’efficienza delle specie utilizzate, a seconda della funzione specialistica della copertura (azoto fissazione, competizione con la flora spontanea, sovescio, ecc.) e della zona in cui le stesse sono coltivate. Tutto questo prevede un investimento economico certamente più importante di quello finora riservato a questo settore.

Oltre alla ricerca, le ditte sono anche chiamate a produrre un marketing efficace, per promuovere questi semi e indirizzare la scelta degli agricoltori nel modo più corretto ed efficace.

Anche grazie a questo impegno, il settore sementiero potrà dare un contributo essenziale e decisivo anche alla rigenerazione dei terreni e all’agricoltura del prossimo futuro.

17/08/2026

Franco Brazzabeni