BIOLOGIA E MATEMATICA ALLEATE CONTRO I NEMATODI

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I danni causati ogni anno alle piante coltivate dai nematodi assommano a 130 miliardi di dollari, secondo una recente stima.
Questi animali vermiformi hanno dimensioni variabili, ma quelli che interessano i raccolti misurano normalmente da 0,4 a 2 mm. e vivono nel terreno o nell’acqua, parassitando le piante esternamente o internamente. Sono molte le specie interessate, dal riso al tabacco ai cereali e a vari ortaggi, ma anche piante arboree come la vite e fruttiferi. I danni derivano direttamente dall’azione di questi fitofagi o sono indotti con la trasmissione di virus.
Finora gli agricoltori si sono difesi attuando pratiche preventive, come la rotazione delle colture, non sempre possibile e comunque spesso non risolutiva, e interventi di difesa con fitofarmaci.
La lotta chimica, per questa come per altre criticità, è sempre più messa in discussione, per vari importanti motivi, che vanno dai costi, alla sostenibilità ambientale e alla difesa della biodiversità, valori fortemente richiesti dai consumatori e conseguentemente tenuti in sempre maggior considerazione dagli agricoltori.
In questo contesto desta quindi particolare interesse una ricerca pubblicata su Frontiers in Plant Science, che illustra uno studio compiuto in Ucraina da un matematico (avete letto bene) della University of Sussex in collaborazione con ricercatori di vari Istituti locali.
Sono stati utilizzati biostimolanti ricavati da batteri naturalmente presenti nel terreno. Queste sostanze hanno rivelato una doppia azione: da un lato inattivare le funzioni dei nematodi, dall’altro rendere le colture poco recettive all’azione degli stessi; inoltre le piante sono indotte a produrre sostanze letali per i nematodi.
Le prove condotta su frumento sono state realizzate immergendo i semi in una soluzione contenente le sostanze biostimolanti e hanno fornito riscontri molto interessanti, con riduzioni intorno a 80% della popolazione di nematodi e una riduzione delle piante colpite dal 57 al 92%, rispetto ai testimoni non trattati. Il tutto con un metodo che rispetta la flora e la fauna terricola ed è utilizzabile anche in agricoltura biologica.
Usando modelli matematici, Konstantin Blyuss (questo il nome del ricercatore inglese) ha illustrato come i biostimolanti sono assorbiti dalle piante, la loro interferenza sul RNA (RNAi) e l’azione tossica di quest’ultimo sui parassiti, e ha inoltre calcolato la metodologia per la migliore applicazione del prodotto. Altro aspetto importante: le piante così trattate non presentano differenze rispetto ai testimoni.
Il lavoro del gruppo proseguirà per individuare le migliori formulazioni dei preparati biologici da somministrare ai semi o al terreno e identificare con precisione i “bersagli” genetici da colpire nei nematodi.

 

3 commenti

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