Dei biocarburanti si parla ormai da diverso tempo, con opinioni diverse. Ci credono gli USA, dai tempi della presidenza Obama, con l’ambizioso progetto di produrre l’80% di energia verde entro il 2035. Ci crede un pò meno la EU, che per la riduzione dei gas serra è (era?) orientata maggiormente su pannelli fotovoltaici e motori elettrici. Dopo la recente parziale revisione e il conseguente rimaneggiamento di tali (troppo) ambiziosi piani, ci potrebbe essere un rilancio di tali prodotti, nell’ottica di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030. C’è di più: a livello globale, attualmente si guarda ai biocarburanti non più solo per il trasporto terrestre, ma anche in ottica di decarbonizzazione del trasporto aereo e marittimo. Questa è la nuova frontiera, che potrebbe aprire grandi e inesplorate possibilità al settore agricolo.
Di fatto è principalmente l’agricoltura a fornire, direttamente o indirettamente, i biocarburanti, etanolo e biodiesel. Quelli di prima generazione, o convenzionali, ampiamente utilizzati negli USA, derivano da mais, soia e colza. Quelli di tipo avanzato sono prodotti da materiali non alimentari: rifiuti organici, olii esausti, residui agroforestali e sono promossi dalla EU, che prevede obiettivi di penetrazione dedicati.
La rivoluzione nel trasporto pesante
Il trasporto aereo è alla ricerca di nuovi carburanti sostenibili, riuniti sotto l’acronimo SAF (Sustainable Aviation Fuel). L’obiettivo è trovare un’alternativa ai derivati del petrolio, che permetta analoghe prestazioni senza dover sostituire i modelli di aereo attuali, i motori e le infrastrutture. Una transizione epocale, che inevitabilmente chiama in causa anche l’agricoltura.
Per la decarbonizzazione del trasporto aereo e marittimo, l’Unione Europea si è dotata di normative dedicate che promuovono l’utilizzo e la diffusione di biocarburanti sostenibili. Infatti, dal 2025, si applicano due regolamenti. Il primo è il RefuelEU Aviation, che prevede obblighi crescenti di miscelazione, negli aeroporti dell’UE, di carburanti sostenibili con i tradizionali, fino al 70% nel 2050. Il secondo riguarda i trasporti marittimi, con obiettivi di riduzione di emissioni, utilizzando anche biocarburanti di ultima generazione. Gli USA stanno seguendo un analogo percorso. Nel 2006 è stata istituita la CAAFI-Commercial Aviation Alternative Fuels Initiative, con lo scopo di promuovere i SAF che offrano pari sicurezza, sostenibilità e costi favorevoli, rispetto ai carburanti tradizionali. Alla base di tale iniziativa si trovano, da un lato, la volatilità dei costi del petrolio, dall’altro l’impatto ambientale causato dallo sviluppo dei trasporti aerei. Quindi realizzare questi obiettivi è ritenuto essenziale per il settore e per il benessere generale.

Il nodo economico
Quello che si profila all’orizzonte è un nuovo settore industriale, in grado di soddisfare questa domanda di energia sostenibile. La strada è aperta, ma non ancora scorrevole. La materia prima è disponibile, la tecnologia per produrre i SAF è nota, la loro commercializzazione è già in atto e alcuni aeroporti ne dispongono. In effetti però non hanno ancora costi convenienti, rispetto ai derivati del petrolio. Il nodo è capire quali materiali sono i più adatti per essere prodotti e lavorati in modo efficiente ed economicamente accettabile. Finora si sono utilizzati principalmente olii di cottura esausti o olii vegetali. L’attenzione si sta spostando sulle biomasse lignocellulosiche, come residui di coltivazione e scarti derivati dal legname. Alcuni prodotti, come la paglia di mais o altre biomasse, sarebbero disponibili in ampia quantità, ma la loro lavorazione è troppo costosa, causa la variabilità del materiale di partenza. Una strategia per raggiungere una competitività economica è quella di destinare tali biomasse ad un duplice scopo: da un lato i biocarburanti, dall’altro le plastiche biodegradabili e affini.
Alla base della scelta dei materiali di base c’è anche una questione etica. Molti, più in Europa che in USA, ritengono che la sicurezza alimentare non debba andare in conflitto con la produzione di biocarburanti. Disponibilità di cibo, impatto ambientale, interessi dell’agricoltura, dell’industria e del trasporto: sarà necessario, ma sicuramente non facile, trovare un equilibrio tra questi obiettivi e interessi.
O2/03/2026
Franco Brazzabeni
