Essere protagonisti in un settore che ha come obiettivo produrre cibo per 8 miliardi e mezzo di persone, affrontando sfide di ogni tipo, dalle anomalie climatiche, alle tensioni geopolitiche, alla pressione fitopatologica, al calo dei terreni coltivati, alla volatilità dei mercati e alla sostenibilità ambientale ed economica; oppure produrre energia sostenibile per l’ambiente, da fonti rinnovabili, in varie forme, come elettricità, biogas e biocarburanti; o ancora “produrre” ambiente, occupandosi di territorio, bonifica, boschi, verde pubblico e privato. E’ questo il contesto nel quale operano i dottori agronomi e forestali, con mansioni diverse che spaziano tra progettazione, stime, consulenze tecniche e amministrative/gestionali, ricerca scientifica, produzione, economia e molto altro ancora. Un pacchetto di professioni molto coinvolgente e motivante, sicuramente uno dei più affascinanti che offra il mercato, soprattutto per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro.
Per diventare dottori agronomi e forestali occorre compiere tre passaggi. Il primo è conseguire una laurea (triennale o magistrale) presso le facoltà di agraria o altre affini, scegliendo una trentina di percorsi possibili. Si tratta di piani di studio multidisciplinari, che contemplano materie come la chimica, la meccanica e l’informatica, la biotecnologia, la difesa delle piante, l’economia e il marketing, le produzioni vegetali, animali e arboree e diverse altre. Segue l’esame di stato per l’abilitazione alla professione, preceduto da un tirocinio formativo. Ultimo passo è l’iscrizione all’ordine professionale dei dottori agronomi e forestali della provincia di residenza. Un cammino complesso e selettivo per ottenere uno status di alta qualificazione, che apre a molte prospettive occupazionali.
Le competenze professionali
Sono riconosciute da leggi nazionali. Le competenze dei dottori agronomi e dei dottori forestali riguardano, in estrema sintesi, le attività di valorizzazione e gestione dei processi produttivi agricoli, zootecnici e forestali, la tutela dell’ambiente e, in generale, le attività riguardanti il mondo rurale.
Pur se fondamentali in vari settori strategici, la figura e la professione dell’agronomo e del forestale non godono (ancora) della conoscenza e considerazione che meriterebbero. Le diverse specializzazioni e una presenza relativamente limitata sul territorio complicano l’identificazione di questi professionisti. Ciò vale talvolta anche per le pubbliche amministrazioni, con il rischio che incarichi importanti siano affidati a figure prive della necessaria preparazione e competenza, con un possibile danno per tutti i cittadini. Alcuni esempi di attualità? La cura e la valutazione della stabilità degli alberi pubblici. Oppure i lavori inerenti alla pianificazione territoriale ed ai piani ecologici per la tutela dell’ambiente. Questi lavori, e molti altri, nelle mani di professionisti non adatti, possono danneggiare la sicurezza delle persone e l’ambiente, con effetti negativi anche economici.

Una categoria in crescita
Notizie confortanti arrivano dalla presentazione di “Una professione dai molti percorsi“, dedicato alle caratteristiche della categoria e alle prospettive professionali dei laureati in Agraria, in Scienze Forestali e delle facoltà affini. L’opera è stata realizzata a più mani, da Conferenza Nazionale per la Didattica Universitaria di AG.R.A.R.I.A., Conaf (il Consiglio dell’ordine nazionale), Fidaf (Federazione dei laureati) e Osservatorio delle libere professioni.
L’indagine fotografa una categoria in evoluzione, con alcune sorprese. Sono in aumento i giovani: negli ultimi 15 anni i nuovi iscritti, e di conseguenza i laureati, registrano un aumento intorno al 60%; la fascia sotto i 35 anni oggi è arrivata al 16% degli iscritti all’ordine. Un parziale ricambio generazionale, a fronte di un’età media comunque crescente. Anche la presenza femminile si incrementa. Un tempo molto limitata, la quota di donne iscritte all’ordine è attualmente del 20%.
Lo studio in oggetto è completato da un sondaggio eseguito su un campione rappresentativo della categoria. Dall’analisi delle motivazioni che hanno orientato la scelta del corso di laurea emergono in modo evidente fattori di natura valoriale e identitaria. La passione per l’ambiente e la natura risulta l’elemento maggiormente influente. Seguono l’interesse per il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile, insieme all’innovazione e alle nuove tecnologie.
Un dato molto importante è il rapido inserimento nel mondo del lavoro e l’elevata continuità occupazionale per tutti i profili professionali (liberi professionisti, dipendenti di aziende pubbliche e private). Ciò si traduce in un buon livello di soddisfazione lavorativa dell’esperienza professionale maturata. Non ultimo, il reddito medio di agronomi e forestali negli ultimi anni è cresciuto del 24,5%.
11/05/2026
Franco Brazzabeni
