E SE LA SOLUZIONE FOSSE L’AGRICOLTURA INTEGRATA?

I grandi obiettivi da qui al 2050 sono fissati: aumentare la produttività per nutrire una popolazione mondiale che potrebbe arrivare a 10 miliardi di persone, nello stesso tempo coltivare in modo sostenibile e fronteggiare i cambiamenti climatici. Il mondo si sta preparando, ma con idee e indirizzi diversi. Mentre infatti gli USA e altri grandi Paesi produttori puntano sulle nuove tecnologie, tra cui il Genome editing, l’Europa identifica la propria strategia con il Farm to Fork, che prevede da oggi al 2030 il taglio del 50% dei fitofarmaci, del 20% dei fertilizzanti di sintesi e la conversione a biologico del 25% dei terreni (oggi sono poco più del 9%). Secondo l’ERS-Economic Research Service, questa drastica diminuzione dei mezzi tecnici porterebbe ad un calo di circa il 10% della produzione agricola europea, in forte contrasto con l’obiettivo primario indicato in apertura. Inoltre, essendo la EU uno dei maggiori produttori agricoli di alcune commodities, la ridotta disponibilità di materie prime causerebbe probabilmente un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, con conseguenze negative per i paesi più deboli.

Gli europei e la scienza: un rapporto non facile

E’ un fatto che una parte dei cittadini europei, influenzati da un’informazione non sempre obiettiva, percepisce negativamente il concetto di scienza e tecnologia. Eppure, è grazie alla scienza, intesa come miglioramento genetico più tecniche di coltivazione più meccanizzazione, se le produzioni agricole sono aumentate considerevolmente negli ultimi 70 anni; è ancora grazie all’innovazione se nello stesso periodo sono sensibilmente migliorate la qualità e la sanità degli alimenti. Purtroppo la disinformazione sta portando ad una negativa contrapposizione tra agricoltura convenzionale (quella, per intenderci, che ci ha sfamati finora) e biologica. Si tratta in realtà di tecniche di coltivazione diverse, che devono convivere per soddisfare esigenze e necessità diverse. Cercare di avvantaggiarne una con interventi politici può portare a conseguenze svantaggiose per entrambe e per l’intero sistema agroalimentare.

Di certo, due sono i fattori da considerare: 1) l’agricoltura convenzionale non può sostenere l’impegno dell’aumento della produzione e nello stesso tempo di riduzione dell’impatto ambientale, perché necessita di ampio uso di mezzi tecnici; 2) l’agricoltura biologica non può sostituirsi alla prima in modo rilevante, perché il basso input porta inevitabilmente a un calo significativo di produttività, con tutte le conseguenze in campo ambientale ed economico (necessità di aumentare le importazioni da paesi lontani, con alti costi di trasporto, e/o di sottrarre nuove aree di coltivazione all’ambiente naturale).

La terza via? E’ a portata di mano

La terza via, secondo vari esperti, è l’agricoltura integrata. Esiste da decenni e viene applicata con risultati positivi, seguendo precisi disciplinari. Si tratta di un insieme di tecniche di produzione a basso impatto ambientale, che prevede l’uso coordinato di vari mezzi tradizionali, biologici e innovativi (come la digitalizzazione e l’agricoltura di precisione), integrati e utilizzati in modo razionale, con vantaggi sull’ambiente, sulla produzione e sulla salute dei consumatori. Gli interventi riguardano in particolare la fertilizzazione, le lavorazioni del terreno, la difesa delle colture e il controllo della flora spontanea. Ad esempio, la diversificazione colturale, con allargamento delle rotazioni, se razionalmente eseguita può essere da sola già in grado di abbassare significativamente l’impatto sul terreno (vedi il progetto Diverfarming). L’agricoltura integrata può quindi rappresentare il compromesso tra la necessità di produrre di più e quella di rispettare l’ambiente e la biodiversità. L’uso dei mezzi tecnici, soprattutto fitofarmaci e fertilizzanti, è limitato non con arbitrari interventi legislativi, ma tenendo conto della necessità di proteggere i raccolti, garantire un reddito soddisfacente ai produttori e assicurare a tutti, in tutti i Paesi, cibo sufficiente, sano e nutriente.

Da parte di noi europei serve una visione più ampia, più globale, più realistica e meno settaria delle problematiche agroalimentari, in altre parole: meno ideologia e più scienza.

Franco Brazzabeni